Nuovo capitolo, un pò lungo ....consigli, suggerimenti ogni suggerimento sarà ben accetto
Normale amministrazioneKor lasciò cadere quel che rimaneva della spada nel terriccio argilloso, la lama spezzandosi era schizzata via segnando la balaustra in pietra che delimitava il circo dei combattimenti. Raccogliendo lo scudo, piegato dall’impatto con la spada, valutò la profondità dell’ammaccatura; Brho era certo che Vè non avrebbe potuto fare di meglio.
Con un sorriso soddisfatto il luogotenente raggiunse il fratello al centro della corte d’armi.
- La lavorazione è geniale, può temere solo Bifrost.- il mormorio dei presenti sottolineò l’entusiasmo del giovane luogotenente.
Una nuvola di ricci fulvi, cominciò ad incassare un cospicuo numero di anelli, bracciali e qualche massiccia collana; tutti vinti scommettendo che, il guardiano, non era molto abile con la spada e persino uno scudo poteva avere la meglio su di lui. Hudrun osservava divertito Runkirya, togliere i preziosi alle reclute, che rientravano nei loro quartieri più leggeri di oro e ricchi di una prima lezione: mai scommettere con la luogotenente.
- Non si deve lasciar sfuggire il segreto.- AsenBrho abbassò la voce, mentre, con il fratello, lasciava il cavedio, entrambi sorridendo amabilmente al robusto fabbro che ricambiò chinando il capo per il saluto formale.
- Voglio questi scudi per i miliziani, in tempi brevi. Digli di trasferirsi a Thrudhaim.-disse il guardiano
- Dovremo fargli una buona offerta….- i due uomini assumono entrambi un’aria pensierosa e la loro somiglianza diviene marcata.
- Può prendere la torre sud del palazzo. Fallo sorvegliare. –
- Kor, la torre è….-
- Un testimone d’inutili ricordi, sarà più utile a lui e poi considera, le risorse che servono alla sua ricostruzione possono essere date al fabbro, ho idea che si occuperà della torre meglio di quanto faremmo noi.-
Non gli piaceva quanto aveva sentito, ma la possibilità che la torre lesionata, del complesso di Thrudhaim, fosse oggetto di attenzione degli esarchi, lo lasciava sbalordito.
- Non vogliono finanziare l’esercito, da quando ci sono risorse per ricostruire la torre ?-
- Mai state, era solo un suggerimento, ci sono altre priorità.- Kor sfoderò uno dei suoi più cordiali sorrisi capaci di ammaliare le donne, pacificare l’animo di chi offendeva, irritare immediatamente Brho.
- Oh, dei, quell’uomo non se lo merita.-
- Come tutti gli altri prima di lui. Allora fatti venire un’idea per avere gli scudi e non chiedere agli esarchi e se ci sono lamentele incolpa me. Troveremo il modo di ripagarlo più in là, adesso saremo generosi di promesse.-
- Voglio sentirle queste promesse.-
- Brho, …. Non crederai che lo faccia io ?- AsenBrho con un innata diplomazia risolveva speso questioni spinose.
Thialfi seduto, gambe penzoloni, sul toro di un pilastro, aspettava il guardiano per consegnargli due dispacci, mentre Brho tornava sui suoi passi per mentire, imbrogliare e rendere più difficile del previsto la vita di un fabbro che aveva avuto una buona idea al momento sbagliato.
- Che notizie hai delle sentinelle?-
- Temo nessuna, signore.- il servente passò al guardiano due cilindri decorati, contenenti informazioni di varia natura sulle due province da cui giungevano; nel suo campo visivo apparve una donna che con garbo rimase distante.
- Le loro ultime tracce?-
- Al confine.- Thialfi tentò di cancellare dalla sua attenzione HarSwan .
- Altro?- giungevano costanti informazioni da ognuna delle province che costituivano il territorio. Le sentinelle informavano su eventuali movimenti sospetti che rilevavano nelle terre di nessuno, dove scorazzavano Vittir, nomadi e commercianti pronti ad affrontare grandi rischi per lauti guadagni.
- No, signore, a parte l’invocazione di una ’velendar’ presso Horam.- disse cautamente.
- Una…quando?- Asenkor, tollerava la pratica dei sacrifici solo con la sua autorizzazione, che non concedeva mai.
- Ne abbiamo avuto notizia questa mattina da alcuni marinai provenienti da Horam, il rito si è svolto ieri, nel pomeriggio, con la partecipazione di AsenVè.- disse ancora più cautamente.
- Quanti?- chiese rabbioso il guardiano.
- Otto. Gli dei hanno spalancato il cielo…in molti hanno assistito al prodigio.- Thialfi, sperava di rassicurarlo sull’opportunità del rito, ma non sembrava funzionare e udì la nobildonna fare qualche inopportuno passo in avanti.
- Invia una missiva al sacerdote,voglio essere sempre informato prima di una purificazione, se ha agito per divinazione o per ubriachezza. Rendi il tutto moderatamente minaccioso e voglio una sua risposta personale a Thrudhaim anche da parte di Vè.-
Si passò le missive pensieroso da una mano all’altra; mentre Thialfi si allontanava, un nuovo scampanellio di cavigliera destò la sua attenzione. Swan era davanti a lui a capo chino.
La mano poggiata all’altezza del cuore non era un ossequioso saluto, piuttosto un esplicito invito alle forme generose su cui era posata la collana, in oro, del sigillo prefettizio. Il guardiano le sorrise e si domandò se il prodigio fosse reale, Vè aveva accettato il malsano rito della velendar, sicuramente era successo qualcosa.
Le manifestazioni divine erano rare, non sempre reali…ma sperava che fosse favorevole quanto l’avvento di Gram e Emily.
Di tanto in tanto Swan incrociava compiaciuta lo sguardo di AsenKor, abituata a farsi guardare e conscia della sua bellezza,non la celava ma la rivela costantemente, scostando una ciocca di capelli dorati che le occultava la scollatura dell’abito,lasciando sempre bene in vista braccia e spalle dalla pelle lisca e candida, il passo studiato perché il vestito le scoprisse una coscia…ed il guardiano era rilassato ed in attesa delle sue attenzioni, tanto attratto da lei, da non curarsi della piccola serva che gli sfila gli stivali e solerte porge, alla sua padrona, una ampolla di olio profumato.
Swan gli si avvicina, con tocco delicato gli sfiora il collo mentre le labbra accarezzano quelle di lui. Sedendogli accanto continua a baciarlo e con gesti lenti e studiati gli slaccia la casacca, passandosi dell’olio sulla mano sinistra, inizia a massaggiargli il torace facendo attenzione ad evitare la pelle rosea delle cicatrici.
-Un colpo mirabile, quella spada era robusta.- la nobile tenta di fare conversazione.
AsenKor le sfila di mano l’ampolla, posandola sul davanzale alle loro spalle.
-Non è ‘nebbia’, so che non ne hai bisogno...- tentò di giustificarsi, ma il guardiano le rispose con un sorriso obliquo ed una carezza scabra che dalla spalla scese verso il seno per sentirne la pienezza, mentre con l’altra mano ruvidamente le risaliva la coscia.
Mettendosi in piedi l’uomo si sfilò la casacca attirandola a se, le accarezza il viso, le bacia il collo e le slaccia la parte superiore del vestito per esporre le forme desiderabili.
Swan lo lasciò fare mentre osservava il camino vuoto nella parete di fronte; avrebbe punito la sua serva per quella mancanza. Il vestito le scivolò di dosso, lo sguardo impaziente di AsenKor incrociò il suo per qualche istante e le mani dell’ uomo tornarono ad accarezzarla fermandosi sulle sue spalle, un lieve cambiamento del tocco …
Non le piaceva il modo sbrigativo con cui la trattava, ma obbedirgli dopotutto era meglio che concedersi a qualche esarca.
Il guardiano almeno era giovane e attraente, a parte le cicatrici; così mentre il respiro dell’uomo si fece più profondo, lei, servizievole, non disattese le sue aspettative.
Il freddo sole del primo pomeriggio filtrando attraverso foglie, strette come dita, si posò nel giaciglio in frammenti di luce ambrata. AsenKor spezzò il raggio con la mano e fissò le gocce luminose posate nel suo palmo calloso.
-….ero alla balconata superiore, non sono una donna d’armi.- lui le sorrise e con decisione si rimette in piedi.
- Non rimani ancora un po’?- Swan si avvicina con aria imbronciata. Non capiva cosa sbagliasse.
- Vieni da me…..-
-Non mi sembrava ti dispiacesse.- le rispose, allacciandosi la casacca.
All’inizio era stato semplice, la sua bellezza non aveva richiesto alcuno sforzo.
- Vorrei più attenzioni, qualcosa che mi faccia capire che sono speciale per te.- il silenzio dell’uomo la porta a tentare un approccio diverso.
-La mia provincia è stata attaccata.-
- Da chi?- chiese svogliatamente raccogliendo gli stivali.
-Dai Vittir- ora si sentiva offesa – hanno distrutto molti villaggi e deportato tanti, abbiamo bisogno di fondi per la difesa, anche il cibo scarseggia.-
-Nessuno mi ha informato…-
-I tuoi serventi sono trascurati nei miei confronti.- disse stizzita
- Swan, nessuno attacca Winnef, se vuoi altri fondi chiedi agli esarchi; il consiglio ha già concesso quanto occorre a tutte le province.-
- Hanno concesso così poco, AsenKor, che non basta.-
-Non posso aiutarti.-
-…sei il guardiano. -la sua rabbia è autentica.
- Chiedi a NevLen, ThrilLam qualsiasi esarca ti darà retta.-
Possibile che sapesse?Doveva insistere.
-Come puoi pensare che..- uno scatto inatteso ed una morsa di dolore al braccio la fecero trasalire.
-Quanto speciale credi di essere?- sibilò il guardiano, la presa si sciolse bruscamente e le speranze della donna lasciarono la stanza.
HarSwan ora sapeva che il guardiano era degno del suo soprannome. Si era impegnata fino in fondo, era stata accomodante, compiacente, remissiva, ma le sue richieste venivano sempre glissate o liquidate facendole credere che non fosse nelle sue facoltà aiutarla. Era ‘Riluttante’ nei suoi confronti. C’era stato un momento in cui aveva cercato di avvicinare AsenBrho, un solo scontro verbale con RunKirya le era bastato a cambiare idea. Thrudhaim somigliava più ad un campo di battaglia che al giardino di delizie decantato dai poeti.
Swan e sua sorella governavano due protettorati a capo dei quali il loro fratello, maggiore solo nelle ambizioni, era riuscito a farsi nominare prefetto. Winnef non era ricca o desiderabile, semplicemente una provincia esterna, che definiva una parte degli incerti confini di Austri. L’importanza di queste province risiedeva nelle relazioni commerciali con altri territori, nella loro posizione strategica o se rivolti ai territori dei Vittir fungevano da zone cuscinetto. Ma Winnef di rilevante aveva solo una palude, era una palude.
Dopo due stagioni nelle desolate regione, Fosh pensò bene di spedire a Thrudhaim la più giovane e carina delle sorelle, alla ricerca di un favore che personalmente non aveva, ma incapace di comprendere che era semplice avvicinare il guardiano, difficile ingannarlo. Swan ora lo sapeva. Nel giro di una luna era passata, con crescente disappunto, dalla cuspide degli Asen alla foresta degli ospiti.
Ripercorrendo il corridoio verso la foresta di colonne, sei figure nere lo seguono, mentre si incammina lungo le scale, scrupoloso legge i dispacci contenuti nei due cilindri; non si guarda attorno, la strada verso le sue stanze, nella parte più alta del palazzo, non suscita il suo interesse; chi lo incrocia si ferma e lo omaggia del saluto formale, il guardiano non aveva l’obbligo di rispondere, gran parte di quelle facce non le conosce e per lo più le loro esistenze sono dei concetti astratti di cui si può occupare in astratto. I suoi passi, attraversano ponti , sale rampe e riluttante entra nei suoi quartieri all’interno della cuspide, lasciandosi alle spalle innumerevoli scalinate e corridoi a serpentina… Desidera essere lontano da Thrudhaim, persino su un campo di battaglia , le cose in quelle circostanze erano difficili ma chiare… se avesse saputo avrebbe confessato, sarebbe stata una buona soluzione.
Salbard con passo rapido e deciso gli andò incontro. - E’ da un pezzo che ti aspettiamo. - disse infastidito.
Kor, non rispose e si limitò a scoccargli una occhiata gelida, entrambi sapevano che quello era il problema con Thrudhaim, l’atmosfera della corte, portava tutti a tirarlo da una parte all’altra ricordandogli doveri e richieste, Salbard non faceva eccezione.
Attraversarono il corridoio che portava alla sala privata delle udienze, fermandosi prima in una stanza spoglia, con una parete fatta di una spessa pennellatura di legno intagliato a più strati sovrapposti, che permetteva di vedere, non visti, chi sostava in una saletta in attesa d’essere ricevuto.
Un uomo massiccio era seduto sul primo di quattro gradini sotto una finestra, con le mani sulle ginocchia, aveva lo sguardo fisso nel vuoto ed ignorava completamente le altre persone presenti.
Diversi fra consiglieri e nobili avevano atteso, con più o meno pazienza, un colloquio; il guardiano riusciva a sviare quelle lamentele, affidando i più alle attenzioni dei serventi o dei luogotenenti, ma c’erano alcune autorità che non potevano essere dirottate, l’alto rango e le questioni importanti, dovevano avere solo Asenkor come interlocutore.
- Sal, CrinVede, ne sai qualcosa?- chiese Kor con un sorriso.
- Mi deve delle scuse.- disse allusivo e ugualmente divertito il miliziano.
AsenKor trattenne a stento una risata. Uscendo dalla stanza decise che un esarca per quel giorno sarebbe bastato.
- Falli aspettare ancora un po’.- ordinò rivolto alla sua servente più anziana. - e fa passare NevLen. Manda via gli altri.- scuotendo la testa si avviò verso i suoi appartamenti.
Con indifferenza Salbard attese il momento di scortare l’esarca; gli dispiacque il mancato colloquio di CrinVede, non perché provasse simpatia per lui, ma ora che poteva ripagarlo per il suo soprannome, erano venuti meno i motivi per una rivalsa.
Ormai quando ci pensava considerava che la cosa migliore da fare era ringraziare il nobile e soprattutto la sua spocchia, per avergli reso quasi impossibile la vita a Yoolith, non che fosse stata semplice prima, ma almeno il suo orgoglio non era mai stato ferito…
Yoolith era una provincia ricca perchè produceva militari: i più importanti educazionali per guerrieri e miliziani di Austri accoglievano il meglio di ogni nuova generazione del territorio, poter ricevere il proprio addestramento a Yoolith era già una conquista. Però la convivenza fra guerrieri e miliziani risultava difficile perché i primi erano i padroni di Austri, essendo nobili, e se anche qualcuno riconosceva una certa validità ai miliziani, non lo ammetteva mai pubblicamente, anzi screditava il loro valore …perché si trattava di plebe, così povera che non poteva neanche permettersi un arma per combattere, doveva imparare ad usare il proprio corpo. Poco importava poi se i nobili facevano a gara per ingaggiare i miliziani scelti.
Sabard era sempre stato determinato a diventare un miliziano scelto,per servire il guardiano.
Così una sera, di molti anni prima, più che brindare per aver superato lo stadio di adepto,celebrava la sua decisione, assieme a due camerati, in una locanda dove alcool e compagnia non erano né cari né scadenti. Una serata sfortunata visto che una banda di cinque giovani nobili di Thrudhaim avevano deciso di fermarsi lì . Senza alcun motivo, solo per provocare una rissa, cominciarono a volare parole d’insulto da parte dei guerrieri. Ai primi spintoni l’oste decise che tutti i militari dovevano andarsene e …buttò fuori Salbard ed i suoi compagni; il pover’uomo non poteva far nulla con gli altri: quattro nobili e un erede. CrinVede ed il suo seguito non si lasciarono sfuggire il divertimento e fuori dalla locanda gli insulti continuarono più pesanti per arrivare al punto in cui la rissa divenne inevitabile; in un modo o nell’altro tutti sapevano che i miliziani avrebbero perso. Poi a rendere la situazione ancora più tesa c’era l’erede e Salbard aveva in testa la sua decisione con tutte le conseguenze. Ci volle poco a disarmare ed atterrare chi non era ancora molto pratico d’armi e non sapeva molto di miliziani …l’erede semplicemente si godette lo spettacolo.
Il giorno dopo arrivò la punizione per i miliziani, colpevoli d’aver aggredito dei nobili. La stranezza che Asenkor non avesse fatto richiesta di punizione fu chiara solo qualche giorno dopo. Salbard si sarebbe occupato esclusivamente dell’erede che ora alloggiava con i miliziani perché ne avrebbe seguito l’addestramento. CrinVede non si sforzò a fargli rimanere il soprannome di ‘Servo’…
Si versò una coppa di idromele e sedette nel comodo scranno. Brho si accomodò vicino una finestra, non distante dal fratello, sbilanciò leggermente la massiccia sedia e cominciò a dondolarsi, fingendo calma, ma l’irritazione di chi lo aveva aspettato per un intero pomeriggio era palpabile.
- Quanti ne hai mandati via?- chiese asciutta Kirya dall’altro capo della sala. Hudrun dando le spalle a tutti guardò diplomaticamente fuori da una finestra.
Kor la ignorò e ingollò l’idromele, si era preso il suo tempo, lavando via l’incontro con Swan e consumando un buon pasto; entrato nella sala era tranquillo, ma l’atteggiamento di rimprovero lo infastidiva.
- Lamentano la tua trascuratezza.- lo incalzò il fratello.
- Allora impegnati di più ,Thialfi…- chiamò il servente nel tentativo di evitare le lagnanze
- Kor…- riprese Brho conciliante.
- No, stammi a sentire, l’ultima volta che ho accettato questo modo di fare ho sprecato una luna intera, venti, maledetti, giorni d’inverno.- rimarcò con veemenza ogni parola battendo la mano sul bracciolo in legno - a ricacciare i drappelli di Derthan senza provocare una guerra aperta e per cosa? Per un pezzo di terra conteso da due idioti del consiglio? Ho perso soldati, civili uccisi nello sconfinamento. Quindi risolvete qualche fastidio, perché diversamente non servite. Thialfi, fa passare NevLen.- concluse seccamente.
La porta si aprì e Roskva, la servente più anziana del guardiano, cedette il passo all’esarca Nevlen, seguito da Salbard. I due generali miliziani attesero che la porta si richiudesse e con braccia incrociate dietro la schiena resero la loro presenza silenziosa e immobile quanto l’arredo.
L’esarca si muoveva senza che i suoi passi fossero visti o uditi. La lunga palandrana decorata che indossava rendeva la sua figura ancora più massiccia e imponente di quanto non fosse. Le braccia corte convergevano sul petto e le mani grassocce accarezzavano un maestoso sigillo prefettizio in oro con incastonati shetle rossi che definivano la forma del suo protettorato . Kor conosceva bene quella provincia dai confini netti, aveva vissuto lì per un tempo che gli sembrava lunghissimo e remoto per diventare un miliziano scelto.
- Non sono contento di vederti qui, NevLen.- esordì il guardiano sincero.

- Io non sono contento della condotta dei tuoi uomini.- la voce pastosa non nascondeva la rabbia. L’enorme mole dell’esarca si piantò dinanzi al guardiano, in atto di sfida. Kor, conosceva la natura delle sue lamentele e decise che era meglio sbrigare la faccenda rapidamente, così lo lasciò parlare.
Il volto di NevLen si colorò d’ira mentre descriveva l’increscioso episodio che aveva come protagonista una delle sue serventi, aggredita e oltraggiata in modo indegno da un miliziano del guardiano, permessosi anche di aggredire due miliziani privati intervenuti per difendere la malcapitata.
- Mi occuperò personalmente di chi ha causato l’incidente.- mentì
- Voglio una punizione esemplare, il durshal deve essere rispettato!-
- Per quello che riguarda la tua servente ed i tuoi uomini: sono interdetti da Thrudhaim.- decise glaciale, Asenkor. Nevlen lo guardò sorpreso,poi il colore abbandonò completamente le guance flaccide e gli occhi divennero roventi.
Il durshal invocato dall’esarca era la parola chiave che paradossalmente vanificava le lamentele.
- E’ un insultato!- disse con rabbia
- … tu sei offeso?- si aspettava una reazione violenta, desiderava che l’esarca montasse su tutte le furie,ma sapeva che l’uomo non solo era legato al durshal, ma soprattutto era troppo accorto per lasciarsi andare. Al pari di NevLen anche Kor era legato al rigido codice d’onore di Austri, ogni sua azione era corretta e ora la fama della sua correttezza gli tornava utile, ora che aveva deciso di giocare sporco.
- Brun non avrebbe mai accettato nulla del genere.-
- Dovrei far allontanare tutti i miliziani privati.- da quando si era insediato tentava di farlo con risultati insignificanti.
- Li hai disarmati non ti basta questo?-
- I miliziani non sono mai disarmati e tu non riesci a tenere a bada neanche i tuoi serventi.-
- Il consiglio saprà di questo affronto.- il volto tornò a colorarsi.
- Certo che lo saprà, solleverò io la questione. Due miliziani che aggrediscono uno dei miei, una servente leggera…il durshal deve essere rispettato . - era fin troppo semplice rivoltare la situazione, ma non poteva esagerare o rischiava di vanificare tutto.
NevLen inspirò reprimendo completamente la sua rabbia.
-Brun ha sempre avuto un alleato nel consiglio…
-Mi stai minacciando?-
- Attenderò la discussione in consiglio.-
Nevlen salutò formalmente, le porte della sala si aprirono ed il guardiano richiamò l’esarca.
- NevLen, non dimenticare chi è il guardiano ora.-
Hudrun e Salbard smisero la statuaria pantomima una volta richiuse le porte.
Kirya scese dal piccolo soppalco, non le piaceva il comportamento scorretto a cui dovevano ricorrere, ci rimettevano sempre innocenti .
-Farò indennizzare la serva.-
-No, Kirya, NevLen lo verrà a sapere e Vaglish ci darà più problemi che benefici. -disse Brho. Nella sala scese il silenzio, l’impossibilità di gestire la situazione creava tensione tra loro.
- E’ il meglio che sei riuscito a fare?- Kor si passò una mano sugli occhi.
Hudrun scosse la testa.- Non rispondono, ci evitano in tutti i modi; questo è l’unico tentativo andato a buon fine. Ovviamente cercheremo di sfruttarlo.-
Il guardiano si sentiva esausto per un gioco di forza che gli esarchi avevano ingaggiato da tempo; gli faceva perdere sonno.
- Nessuna irregolarità?- si rivolse a Hudrun e Brho lo riprese.
-Nessuna, almeno da parte loro, se si accorgono che abbiamo duecento uomini in più solleveranno l’inferno… forse è il caso di cambiare strategia.-
- Idee?-
-Neanche una, tu pratichi un diritto e loro assolvono un dovere, devono bilanciare il nostro potere con lo stesso numero di miliziani….ora sembra una gara.- i due fratelli si sorrisero un po’ amaramente.
- Noi però non abbiamo più niente con cui pagare i nostri.- disse Kirya.
- I miliziani sono molto pazienti.- rassicurò Hudrun
- A proposito…- Kor si rivolse al generale -Requisisci le vincite di Kirya.-
La luogotenente guardò incredula il fratello
- Non puoi… ho bisogno di quei gioielli.-
-Anch’io, devo pagare il fabbro.- Kor si alzò dallo scranno e andò verso un baule in fondo alla sala.
- Devo saldare un debito, Kor, le prossime vincite saranno tue.-
- Non è un mio problema. - disse serafico
-Le mie vincite però ….-
- Non mi piacciono i tuoi debiti. Se la fortuna ti abbandona smetti.- la rimproverò il fratello.
- La fortuna non c’entra dovevi perdere.- disse Kirya seccata. Kor la guardò incuriosito.
-Ha scommesso sulla partita di ‘Paslok’- intervenne Brho sorridendo alla donna.
-Hai scommesso contro…- il guardiano si sentì offeso.
-Eri in difficoltà…- lo interruppe Kirya.
- Chi ha vinto la scommessa?- chiese. L’indice della luogotenente si mosse nella direzione di Salbard che sorrideva soddisfatto.
- Bene! La tua vincita è sequestrata-
-Kor, non puoi…- Salbard tentò di protestare
-No?E da quando?- ironizzò il guardiano
-Sal, il debito si intende pagato.- disse dolcemente Kirya,sorridendo allo sguardo d’astio del militare.
AsenKor tirò fuori dal baule una cintura in oro e shetla, tornando allo scranno la diede a Hudrun.
- Paga chi ne ha più bisogno, tieni da parte le pietre per altre spese.-
- Kor quella cintura…-Kirya fu zittita dal gesto spazientito del fratello maggiore. Tutto sembrava andare storto gli esarchi diventavano sempre più forti e l’economia di Austri la gestivano senza lasciargli alcuna autonomia, le fortificazioni che aveva voluto drenavano tutto l’oro in circolazione e nessuno voleva concedere nulla all’esercito, l’unica parte del suo dominio su cui aveva reale potere e comando autonomo, ma tutti riuscivano a raddoppiare il numero di militari privati al loro comando dentro Thrudhaim e nelle province non andava meglio. Il consiglio lo chiamava bilanciamento di potere. Strano che quel bilanciamento finiva sempre per pesare più dalla parte degli esarchi. Kor chiamò la servente, una donna si affacciò, accolta dal suo disappunto.- Dov’è la ‘prima’?-
- E’ impegnata con il consigliere CrinVede. Mi ha incaricata di riferire che è tutto pronto: la nave è la Ilme, salperà al tramonto, tutti gli uomini sono stati controllati ed il comandante ha ricevuto un anticipo.- sbrigativo la congeda e Brho inizia le proteste.
- Parti questa sera?-
- Per Oskull e Kirya viene con me.-
-Ma sei appena tornato, non sei riuscito…-
- Brho!- gli ringhiò contro.- non discutere ogni decisione, faccio quello che posso. Saby è l’unica a cui chiedere aiuto.-
-Qualche miliziano in meno ci darebbe più respiro.-
Tamburellando sul bracciolo, AsenKor, trattenne l’irritazione. – Ho una gran voglia di disciplinarti.-
- Fallo! Ma stammi a sentire: sono giorni che il consigliere CrinVede chiede di parlarti è disposto a fare le sue scuse pubblicamente. Sal tu le accetteresti?-
- Mi rimetto alle decisioni del guardiano.- Salbard cercò di evitare il suo coinvolgimento nella discussione.
-Sempre così servile.- Kirya sputo le parole con disprezzo.
- I miliziani servono il guardiano.-Salbard guardò di traverso la luogotenente.
- Servo del guardiano- lo provocò Kirya.
-Basta!-stava perdendo la pazienza.
- Kor, se non dimostri di capire, il consiglio si irrigidirà…- Brho non intendeva lasciar cadere l’argomento.
-Che l’inferno si prenda tutto il consiglio- perse la pazienza e alzando la voce si avvicinò al fratello - Non lo vedi a cosa siamo ridotti. L’unica cosa che li tiene calmi sono loro- indicò i generali- se assumono il vecchio atteggiamento è la fine….
Kirya si frappose ai due, Hudrun tentò di bloccare il guardiano alle spalle e prima che riuscisse a sfiorarlo si ritrovò sdraiato sulla schiena con un forte dolore al petto.
La tensione si sciolse in un istante e Kor tornò a sedersi lasciando a Salbard il compito di rimettere in piedi il generale.
-Non provarci mai più.- lo ammonì il guardiano. Hudrun provò a scusarsi ma riuscì solo a tossire.
Oskull
Con il calare del sole la vela quadrata si tese al vento e la nave scivolò rapida sulle acque del Ginunga, accelerando grazie all’aiuto di quaranta rematori disposti su due file lungo le fiancate. Il ritmico tagliare dei lunghi remi nell’acqua variò d’intensità solo nel momento in cui la polena dalla forma serpentina e aggressiva, virò ,sotto la luce della grande luna, per entrare nelle acque dell’affluente Gindia. La spinta dei rematori continuò per tutta la notte, con una breve pausa per il cambio dei marinai. La Ilme era una nave commerciale leggera, il carico di stoffa e pietre semi preziose ingombrava la stiva, con la promessa di buoni affari a cui si aggiungeva la buona ricompensa per i due passeggeri. Ambasciatori.
Al comandante Sarniove, non era servita astuzia o talento speciale per capire chi aveva imbarcato, da altri comandanti aveva sentito storie che riguardavano gli spostamenti furtivi di AsenKor e dei luogotenenti verso il territorio di Vestri. Si sentiva onorato della loro presenza, per nessuna ragione plausibile; certo la ricompensa per imbarcarli e tenere la bocca chiusa era un buon incentivo,però c’erano cose che AsenKor aveva fatto per il territorio che lo rendevano gradito a prescindere da qualsiasi pagamento.
L’equipaggio istruito per tenersi alla larga dagli ‘ambasciatori’ ebbe solo il tempo di intuire chi fossero i due passeggeri che quasi immediatamente si erano eclissati dentro uno degli spazi privati, in modo da non interferire con le attività dei marinai, così le mansioni di governo dell’imbarcazione assorbirono i pensieri ed il tempo di tutti, dimenticandosi della loro presenza.
- … il fabbro li ha apprezzati e tu non dovresti possedere nulla. Devi ringraziarmi …- Kor si stiracchio in tutta la sua altezza sbadigliando e assaporando la fredda aria mattutina.
- Mi rifarò e ti girerò alla larga.- Kirya notò qualcuno che li osservava e distoglieva rapidamente lo sguardo quando incrociava il suo.
- E’ meno sprovveduto di quanto pensi, quei gioielli gli bastano per qualche placca; ci teneva che tu lo sapessi . Però da quando sono a Thrudhaim, non mi sembra d’appartenere ad alcun posto, e dal tuo insediato è anche peggio.- Non stava rimproverando il fratello, Oskull era visibile, alta e maestosa e lei si sentiva felice nonostante tutto.
- Ci sono cose che vanno fatte, Kirya.-
- Quattro giorni sono talmente pochi, non puoi pretendere d’essere ovunque contemporaneamente passi poco tempo a Thrudhaim, sei un estraneo a palazzo.-
- Abbiamo bisogno di fondi.- il comandante, passò loro accanto,gridando degli ordini, li salutò, ricambiato, con un rapido e discreto cenno della testa.
- Hai noi, nel nome dei mondi, hai tutto un esercito a cui dare ordini, perché devi essere tu a occuparti di tutto ?-
- Sei pentita delle tue scelte …?-
- No, non ozierei mai come i consiglieri, ma delle volte vorrei solo qualche momento di calma. Ne hai bisogno anche tu, dovremo trovarti un buon motivo per restare.- disse furbesca
- Una buana mira.- Ironizzò, ma Kirya era ormai presa dalla vista della città.
Oskull sorgeva a cavallo di uno dei bracci principali del fiume madre Ginunga, il Gindia.
Avvolta da mura alte e robuste che la proteggevano con efficienza da attacchi, allo stesso tempo celavano completamente la sua bellezza, solcata da innumerevoli canali che dissetavano abitazioni e appezzamenti di terra, rendendola del tutto autosufficiente. La capitale di Vestri aveva una estensione ragguardevole divenuta quasi leggendaria .
La grande Oskull privilegiava negli spostamenti, da un capo all’altro delle mura, la barche che accorciavano un cammino che poteva protrarsi per un’intera giornata. Il commercio era la sua forza vitale. La salda alleanza con Austri le aveva permesso di crescere indisturbata, non sempre,lontana dalle ritorsioni dei territori confinanti. L’unione della dinastia Ver con gli Asen aveva tenuto lontano i clangori di guerra da Vestri per una intera generazione, sconfinamenti e razzie dei vittir erano considerati solo un piccolo fastidio.

Lungo tre palmi e largo uno, il metallo rossastro del sigillo degli ambasciatori venne mostrato all’arrivo nel porto esterno di Oskull, un comandante di guardia osservò le incisioni su di esso e senza rivolgere una parola alla donna che gli era di fronte, scese dalla passerella della nave ed ordinò con un gesto che proseguissero.
L’imbarcazione su cui viaggiavano si adombrò scivolando sotto la grande porta, unico ingresso alla città,le mura ciclopiche racchiudevano massicci cancelli di ferro che venivano fatti calare durante la notte. Il porto interno di Oskull era piccolo, ma ordinato, con sei moli ai quali non più di due navi per volta potevano attraccare con manovre lente e precise. Ogni molo era sorvegliato da un folto numero di militari che controllavano la regolarità dei nuovi arrivati, verificando l’autenticità dei loro sigilli di provenienza e la liceità delle merci trasportate, la quantità e la loro natura veniva attentamente inventariata dai doganieri su sottili pelli, sbiancate alla partenza, quando non vi era più motivo di tenere quelle informazioni.
Presentatisi come ambasciatori di Austri, AsenKor e la luogotenente lasciarono il comandante della Ilme alla trafila burocratica del porto, venendo scortati immediatamente su una nuova imbarcazione, ad uso cittadino, per raggiungere velocemente il palazzo della guardiana VerSaby.
Nel cuore della sconfinata città circondata dall’acqua del Gindia, deviato in un anello di difesa, sorgeva il palazzo della guardiana. Un unico ponte con quattro arcate lo collegava al resto dell’ abitato. Attraversato il ponte Kirya si sentì a casa.
La guardiana era fuori di sé dalla rabbia, non tollerava più certe mancanze e dispose l’arresto del servente. Che i due visitatori fossero in grado di sfruttare le debolezze della sorveglianza, perché le conoscevano bene, era irrilevante; VerSaby trovava intollerabile che non fossero riconosciuti ma soprattutto che si presentassero ancora da lei in quel modo….
Spalancò la porta, anche se avrebbe preferito aggredirla e la richiuse con violenza alle sue spalle. L’uomo in piedi davanti al camino si girò e le sorrise, era contento di vederla.

- Dov’è la tua scorta?- tuonò la guardiana. Kor si limitò a indicare Kirya, senza modificare la sua espressione.
- VerSaby girò la testa e si sciolse.
- Kirya, bambina.- le due donne di abbracciarono. La guardiana aveva un legame speciale con Kirya che aveva allevato per anni considerandola una figlia; se il divieto di AsenBrun e successivamente di AsenKor non fosse stato così tassativo non avrebbe esitato a nominarla sua erede.
Però l’istante non addolcì la donna che tornò all’attacco del nipote.
- Dov è la sua scorta, Kor?-
- Anche io sono contento di vederti, Saby…- disse continuando a sorridere.
- Smettila di giocare con me ragazzo!-
VerSaby semplicemente non riusciva ad imporsi con AsenKor, lo trovava indisciplinato per natura e balzano per vocazione, ma questo non le impediva di volergli bene. Così ancora una volta, la rabbia per l’ennesima intrusione cominciò a placarsi, mentre riprendevano a parlarsi come se le stagioni che li avevano separati non fossero mai esistite e non avessero mai interrotto la reciproca compagnia.
VerSaby era comunque una guardiana e non dimenticava mai i doveri che la vincolavano, Kor era suo nipote, ma era soprattutto il suo alleato: potente, scomodo e delle volte prepotente…
Se erano da lei, erano in difficoltà. I suoi uomini di fiducia controllavano lo stato del guardianato sia a Thrudhaim che nei confini di Austri al fine di capire se l’alleato era saldo o vacillava; evidentemente le piccole incursioni delle sue sentinelle dovevano aver irritato Vè negli ultimi giorni.
- Mi aspettavo di vederti molto prima, certe mancanze sono difficili da nascondere.- Il sorriso del guardiano si attenuò lasciando il posto ad una vaga espressione interrogativa, a cui fece seguito il sopracciglio alzato di Kirya .
- Kor, uno sconfinamento tra noi non può essere condannato.- disse Saby sorridendo materna come faceva quando era un bambino.
- Libera le mie sentinelle, i pattugliamenti vanno anche a tuo beneficio. E voglio delle scuse ufficiali da parte di Vè.-concluse un po’ seccata.
- Vè non ci ha detto nulla…- disse Kirya quasi soprapensiero.
Versaby guardò il nipote e si rese conto che l’unica traccia rimasta, in quell’uomo, del bambino erano le fossette che si formavano nelle sue guance quando sorrideva, con la differenza che ora erano dei solchi piantati nel viso che sottolineavano una espressione accigliata.
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http://gonagai.forumfree.net/?t=37562274Edited by runkirya - 1/11/2009, 16:59