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RUNKIRYA's FICTION GALLERY

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icon1  view post Posted on 12/10/2009, 15:55           Quote
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si tratta di frammenti....piccole idee che non credo faranno mai parte di una storia più lunga e complessa. la mia attenzione va ai personaggi di Goldrake perchè sono quelli che conosco :)

In questo frammento ci sono Actarus e Maria...praticamente 'alieni'


Prima colazione


Facendo leva sui palmi delle mani, con un piccolo salto all’indietro, si sedette sul ripiano. Cominciò a pensare alla colazione, desiderava qualcosa di salato, ma non voleva chiedere, si sentiva ospite in quella fattoria.
Alla sua sinistra l’estraneo riempì un bollitore d’acqua che mise a riscaldare. L’uomo andò verso il frigorifero, ma aprendolo rimase a fissarne il contenuto un po’ smarrito. Guardandola, i lineamenti regolari si addolcirono in un sorriso. - Non ho capacità molto sviluppate, dovrai dirmi cosa preferisci.-
Maria ricambiò il sorriso. - Era solo un pensiero vago.- Gli si avvicinò e prese decisa delle uova.
-Prova questo è buono.- Daisuke prese un contenitore , ma visto il contenuto lei rifiutò gentilmente. Pesce a colazione?! Che gli passava per la testa?

Umon la osservò per un istante, notò che il colore degli occhi era molto simile a quello di Daisuke, c’era però un energia diversa in lei, sembrava ribollire consumando rapidamente la colazione, facendo cadere briciole di pane sulla tavola…
Suo figlio assaggiava il cibo, lo combinava in strani modi; ancora dopo anni dal suo arrivo non considerava nulla della sua vita quotidiana una abitudine. Maria, per quello che era riuscita a spiegare il giorno prima,essendo giovanissima al suo arrivo aveva assorbito la cultura terrestre e Umon non riscontrava curiosi comportamenti alieni tipici di Daisuke. Però c’erano gli E.S.P. molto più marcati del fratello. Chissà se in quel momento stava leggendo i pensieri di tutti? forse non se ne curava più di quanto si presti attenzione ai discorsi di sottofondo di una radio accesa.
Umon infilò piatto e tazza nella lavastoviglie, seguito da Koji e Hikaru che aveva finito di sparecchiare i resti della colazione del fratellino e del padre.
- Vieni con noi ,Maria? - chiese molto cordialmente Koji.
Maria esitò un attimo. - …aspetto Daisuke.- rispose regalando al giovane pilota un sorriso conscio del fascino che esercitava.

Daisuke prese ancora del miele dal vasetto e lasciò che un filo colloso condisse la seconda porzione di pesce. Maria osservò decidendo che era una ragazza coraggiosa.
- Ti dispiace se…?- con la forchetta indicò il piatto e lui la lasciò fare.
Il sapore delicato e salato si mischiò a quello più deciso e dolce, il ricordo fugace di una atmosfera percorse la sua mente.
Duke le sorrise. - E’ molto simile, ma manca ancora qualcosa.- non ci fu bisogno di spiegazioni, suo fratello era riuscito a evocarle un ricordo non era né il modo né ciò che si aspettava ma sentì in se un pizzico di nostalgia per qualcosa che non ricordava.

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view post Posted on 14/10/2009, 14:46           Quote
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Diplomazia

Il campione genetico venne sigillato all’interno di una provetta, schermata da un raggio di sospensione fisica, per preservarne il contenuto durante il trasporto.
Il ragazzo attese qualche attimo affinché la tuta, con le sue piccole squame, si ricomponesse avvolgendogli l’avambraccio.
Era appena rientrato da un volo di prova per testare i sistemi di sganciamento dell’astronave.
Senza perdere tempo,aveva convocato il genetista, prima lasciava campionare il suo genoma meglio sarebbe stato per tutti.
Rimaneva l’ amarezza, per l’offesa. Dovevano controllare che fosse adatto, buono abbastanza per l’accordo, ma non poteva avanzare pretese o lamentarsi.
Suo padre sedette, davanti a lui, lasciandosi abbracciato dalla morbida semisfera; sembrava molto stanco.
- E’ solo la prima delle decisioni difficili che dovrai prendere e accettare.- gli disse guardandolo con affetto
- Non mi sottraggo, ma devi ammettere che non è una garanzia ed è un insulto.-
- Non è il nostro modo di fare, ma era così un tempo.- giustificazione vera ma logora.
- Con modalità e fini molto diversi, non si parlava di selezione genetica. -
- Vuole essere certo della compatibilità.- ribadì essenzialmente a se stesso.
- Siamo biologicamente compatibili al di là di ogni dubbio. La sua richiesta era chiara: ‘verificare anomalie genetiche e aberrazioni individuali’. Le colture cellulari dei nostri laboratori hanno maggiore dignità e rispetto e la nostra domanda è stata ignorata. Siamo niente per lui.-
- Non proprio, Duke, la figlia di Vega è già in viaggio per Fleed.-


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Edited by runkirya - 24/10/2009, 12:56

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Diplomazia II

Osservò la schiera dei dignitari fleediani, pronti ad accoglierla. Si erano accordati su ogni dettaglio del suo arrivo e non stavano cedendo o concedendo nulla.
Così dopo lunghe trattative erano riusciti a tenere la scorta all’interno della nave madre, con la promessa di non lasciare lo spazioporto. Avrebbero dovuto capire che era pur sempre la figlia di Vega.
Quattro servi era il numero massimo concessole nella dimora reale, poteva chiederne altri ma solo fleediani.
Nessuno avrebbe usato saluti formali, perché il cerimoniale fleediano annullava le gerarchie ed il suo le esaltava, quindi sarebbe stato Duke Fleed ad accoglierla perchè lui non possedeva incarichi di prestigio,si muoveva all’ombra del padre in attesa di succedergli; mentre lei governava un suo pianeta perché era la figlia di Vega.
Ma per quanto volessero farli sembrare pari nella dignità e nel rango c’era un modo per vanificare tutto. Il suo abito. Non le avrebbero chiesto di lasciarlo, né di cambiarlo con uno fleediano, né era un abito da cerimonia vegliano, ma racchiudeva in ogni suo elemento una parte dell’impero di suo padre. Questo dettaglio era sfuggito,ai cerimonieri. Osservò il principe di Fleed avvicinarsi a lei, braccia lungo i fianchi, senza fretta o impaccio, vestito in modo essenziale e pratico; come stesse accogliendo una persona qualunque.
Tirò su il mento con dignità e orgoglio perché i fleediani avevano bisogno di lei, era lì per evitare una guerra, era lì perché era la figlia di Vega.
Essenzialmente era un ostaggio.


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Edited by runkirya - 24/10/2009, 16:13

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... :via:

Due


- Comunicazioni ultimo quadrante sud spente, maestà.- alla notizia gli schermi davanti all’uomo divennero lastre traslucide, senza più una funzione.
- Gli ultimi evacuati delle città stanno arrivando ai rifugi. Un quarto dei mezzi sono stati distrutti, uno dei rifugi è attaccato, altri due sono pronti al contrattacco…..- la donna chiuse gli occhi tentando di coordinare i pensieri che affollavano la sua mente. Occhiaie e guance scavate erano il segno della sua appartenenza .
70 fra uomini donne e bambini stavano ricevendo la massima attenzione e cura per rimanere vivi. Era di vitale importanza che si salvassero e fossero equamente divisi in tutti i settori di Fleed e delle colonie del sistema solare. Se c’era una speranza, di resistere e coordinare la difesa , questa era affidata a loro.
- Oscurato il primo quadrante nord…- l’annuncio segnava inesorabile il loro destino. Le comunicazioni interplanetarie erano state le prime ad essere sotto attacco, erano riusciti a ripristinarle usando una tecnologia antica eppure anche quella stava rapidamente tacendo man mano che le truppe di Vega capivano come interferire per zittirla.
- Primo settore sud: difesa attiva, ma i robot hanno attaccato.- un uomo affaticato, con pugni serrati cominciò a recitare i pensieri che raccoglieva.
Le industrie erano perse e gran parte dell’acqua inquinata, Vega voleva metterli in ginocchio, ma la difesa stava rispondendo bene. Erano bastati solo 10 fleediani per resistere.
Il re guardò la sua consorte aveva l’aspetto esausto, da quanto non riapriva gli occhi e la sua fronte non si distendeva?
Vega li stava precipitando ad un livello pre tecnologico, eppure c’era ancora una speranza, che non risiedeva nella scienza da cui venivano spogliati, c’erano i suoi 70 fleediani.
- Due divisioni nel primo settore sud.- ordinò il re.
Ma il tormento per due dei suoi preziosi fleediani era insostenibile come la guerra.
-Maestà, senza quelle truppe dovremo abbandonare il palazzo .- il militare rimase inascoltato
Dai settori nord del pianeta le comunicazioni morirono e altri 10 fleediani cominciarono il loro faticoso compito di accoglienza dei pensieri, per restituire strategie di difesa.
Dov’ erano i loro figli?
Una lacrima corse lungo la guancia infossata della regina che continuava imperterrita come gli altri a raccogliere informazioni e cercare.
Duke e Maria erano due dei 70 fleediani
-Maestà dobbiamo abbandonare il palazzo!- impose il militare
I loro due figli al pari degli altri, erano i loro occhi, le loro orecchie; attraverso i loro e.s.p. il regno rimaneva vigile e aveva la speranza di difendersi e sopravvivere.
Una esplosione fece tremare l’edificio.
- Maestà dobbiamo andare!-
Improvvisamente gli occhi della sovrana si aprirono, fissando il re e annunciò: -Duke è qui, sta attaccando le truppe di Vega…


eventuali commenti in questo thread, grazie
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...era parte di qualcosa di più complesso che ora si è bloccato...in attesa di nuova ispirazione posto :P

Incoronazione


Diverse paio d’occhi erano puntate su di lui,un ministro, alcune guardie ed il comandante della sicurezza…
-Smettila!- gli impose severo il militare.
Non lo stava a sentire, non ci riusciva, neanche se avesse gridato sarebbe riuscito a sentirlo. Era straziato quanto il pianeta, peggio: aveva perso il centro del suo mondo.
- Smettila e impara a controllarti.- quelle parole così dure non le capiva, non si capacitava della totale mancanza di pietà, gli imponeva di eliminare il dolore con un semplice comando.
-Finiscila!- gridò e con una mano lo spinse facendolo sbattere contro ciò che restava della parete.
- Lasciami in pace.- bisbigliò.
-In pace?! Quale pace? c’è un pianeta che sta morendo, credi di essere l’unico ad aver perso qualcuno? o credi che per te sia peggio? - la mano lo inchiodò al muro semi sgretolato, Duke gli afferrò il polso allontanandolo con forza - Ho il diritto di piangerli.-
- Non abbiamo più neanche il diritto d’esistere.-
Il ragazzo fece scivolare le spalle contro la parete sedendosi a terra rannicchiato, per lui andava bene se tutto finiva in fretta.
-In piedi!-
Ignorò il comando.
Un calcio lo colpì al fianco, il dolore si propagò acuto, innescando la rabbia. Si tirò su e senza esitazione colpì a vuoto…
Il comandante lo guardò compiaciuto -La rabbia è meglio della rassegnazione. Tutto questo non riguarda solo te. Ci hanno decapitati, Duke, hanno eliminato il comando di Fleed. -
Il ministro si avvicinò e gli posò una mano sulla spalla. -Ma un re lo abbiamo ancora…-

eventuali commenti in questo thread, grazie :)

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Questo racconto nasce da alcune cose che ho letto in rete, doveva diventare qualcosa di più lungo e articolato ma sono stata presa da altro.
spero possa ugualmente piacere, ma se non va non esitate a dirlo :)
se ci sono suggerimenti per il titolo sono ben accetti....non ho idee :(



P.T.S.S.



Umon posò il flacone di pillole sulla scrivania,Duke osservò in silenzio .
-Potrebbero aiutarti. - I due si sorrisero, uno fiducioso, l’altro dubbioso. La decisione era stata un po’ difficile ma vista la situazione di disagio in cui, il ragazzo, si trovava, il dottor Umon aveva deciso per una soluzione drastica; si era rivolto ad una psicologa. Era una sua cara amica ,ora vincolata dal segreto professionale. Non aveva detto nulla del passato di Duke, le aveva chiesto di osservare il comportamento del ragazzo, durante un fine settimana passato nella sua casa estiva.
Ed a tre giorni dal loro arrivo giunse anche il sospirato aiuto.



- Questa adozione, come la chiami, non è regolare.-
Genzo Umon si era preparato un discorso plausibile, ma fu spiazzato dall’immediata franchezza e comprensione che la donna mostrava, si sentì stupido.
- All’inizio ho tirato ad indovinare, poi ho smesso e, spero non ti dispiaccia se lo dico, ma ci sono cose che fa , non so come, che mi mettono i brividi, soprattutto quella ‘lingua’ in cui farfuglia la notte.Mi aiuterebbe sapere per quanto tempo è stato in una zona di guerra e se qualcuno della sua famiglia è ancora vivo.-
Umon si diede dell’ idiota , se Yoko Sorayama pensava la stessa cosa, non le avrebbe dato torto. Lui si occupava di astronomia ed aveva capito da subito che certi comportamenti, che Duke manifestava, erano legati ad eventi traumatici…figurarsi una psicologa.
- Yoko , mi dispiace…- non sapeva come scusarsi. Forse era il caso di raccontarle tutto anche se…
- Non voglio sapere dove lo hai trovato. Nel caso qualcuno faccia domande non sarò costretta a mentire. Ha bisogno d’aiuto perché prima o poi crollerà.- gli passò il flacone di pillole raccomandandosi che fossero assunte con regolarità, senza farne parola con alcuno.
- Non so se potrà assumere il farmaco… è allergico….- non sapeva che tipo di reazione poteva scatenare un farmaco adatto ad una fisiologia umana, ma non intendeva dare spiegazioni in questo senso, la psicologa sembrava già capire più del necessario.
- Nessuna reazione e poi l’ ha già preso e se ne è accorto.-
Genzo la guardò sorpreso.
- Quando si è svegliato la seconda notte che eravate qui, ti ho passato un bicchiere d’acqua. Non credevo se ne accorgesse, sembrava troppo preso da certi suoi ricordi… -
- Yoko mi dispiace se…- gli mancarono le parole, aveva paura che la sua amica fosse coinvolta in una questione che era sicuramente più complicata della normale clandestinità.- …. Daisuke ha passato dei momenti terribili e voglio solo aiutarlo, le autorità non potrebbero capire e…-
- Lo so , Genzo, ci sono centinaia di guerre dimenticate e lui viene da una di queste. Se vuoi posso consigliarti un buon dottore per le sue ferite…-
- Ferite? No lui..-
Yoko sorrise, non aveva mai visto il suo amico così nervoso.
- Un ragazzo come lui al mare, non ci pensa due volte a liberarsi dei vestiti. Se ne stà sempre ben coperto e le maniche lunghe in questo clima si notano…è un caso da manuale.-
- No…ha solo un taglio su braccio destro , niente di preoccupante.- sostenne per un istante lo sguardo neutro della donna, che non giudicava ma sapeva della sua menzogna.
- Devi solo chiedere, nel caso ne abbia bisogno, ti garantisco che nessuno farà domande.-




-Non hai bisogno delle tue esperienze peggiori per vivere.-
- Fanno parte di me-
- Non ti cancellerà la memoria , attenuerà solo il ricordo, allevierà il dolore per ciò che hai passato.-
Scosse il capo- No, non voglio perdere nulla di ciò che ho vissuto e ricordo.-
-Duke avrai solo una piccola alterazione del tono emotivo che renderà tutto più sopportabile.-
- Sopportabile?Non sarei più sensibile a quello che è successo.-
-Serve solo a farti vivere più serenamente.-
- Non sarei ciò che sono oggi, se perdo o attenuo quello che ricordo. Io sarei in qualche modo alterato…no, padre, devo ricordare, perché sono l’unico a poterlo fare e perché sono anche ciò che ho vissuto.-


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Edited by runkirya - 11/4/2010, 15:45

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Questo non è un frammento, Il racconto è nato da tutta una serie di Fan Fiction che mi hanno fatto apprezzare la figura di Hikaru. :)


Fleed I parte


Pomeriggio

Il comandante veghiano guardò nervosamente il re.
- Te la sei lasciata sfuggire!- La sua rabbia era contenuta come sempre, non lo aveva mai visto lasciarsi andare alla collera.
- C’è stato un attimo di confusione e deve averne approfittato.- suonava come la giustificazione di uno sprovveduto , ma era la semplice verità.
- Confusione?- rimarcò gelido.
- Avevo a tiro la nave …-
- Cosa? ti avevo dato un ordine, non dovevi interferire!- Il volto del sovrano si tese ed impallidì, Haddish si rendeva conto che una azione del genere gli poteva costare cara, era stato imprigionato per molto meno, in passato.
- Ho cercato di riattivare le comunicazioni, ma il capitano Kabuto, si è intromesso e credo si sia allontanata in quel momento …-
Negli attimi di silenzio che seguirono, la tensione cominciò a sciogliersi, il re sorrise fra se e se, scuotendo leggermente la testa.
Il veghiano, si rilassò e accennò un inchino,una inutile formalità, ma prima di congedarsi si girò e guardò l’amico.
- Duke, non spegnere più le comunicazioni.- lo ammonì.



Mattina

Si alzò dal letto con i muscoli, come sempre negli ultimi giorni, doloranti. Aveva dormito come un sasso, ma non si sentiva del tutto riposata. Allungò una mano sul comodino per prendere la piccola capsula bianca e la ingoiò senza neanche un sorso d’acqua, ne desiderava immediatamente il benefico effetto. Le avevano detto che il disagio sarebbe diminuito con il passare dei giorni, lo era , ma rimanevano i dolori ad ogni movimento,con quella gravità, era come fare ginnastica di continuo, sperava solo di non finire per somigliare a qualche grottesco culturista.
Seduta ai piedi del letto ammirava il panorama oltre la parete trasparente, se non fosse stato per le due lune che occupavano il cielo, avrebbe potuto immaginare d’essere sulla Terra, la vegetazione del suo giardino aveva una dominante verde anche se qua e là digradava nella più consueta colorazione azzurro-violacea, ma l’illusione era quasi convincente.
Maria, aveva dato disposizioni affinché gli alloggi, dell’equipaggio della Cosmo Discovery, fossero più simili possibili a quelli del pianeta di provenienza. Erano un piccolo angolo di Terra incastonato nel palazzo reale.
Dopo una doccia rinfrescante, si apprestò a fare colazione.
Un altro degli svantaggi era la fame: con i muscoli che lavoravano molto, per gesti semplici, le energie che consumava le mettevano sempre un grande appetito.
Le porzioni erano abbondanti e soprattutto varie, alcuni cibi avevano strane mescolanze di gusti, mentre altre, avrebbe giurato , fossero senza sapore. Solo ora si rendeva conto che non aveva mai chiesto a Daisuke se il cibo che mangiava alla fattoria gli fosse gradito, aveva intuito alcune sue preferenze, ma non si era mai preoccupata di chiedere. Eppure da buona padrona di casa, quando aveva invitato qualcuno dei suoi amici, si era sempre informata su eventuali abitudini alimentari da rispettare, così come avevano fatto con lei , anche ora che si trovava su Fleed. Una sua mancanza, ma si perdonò, era una ragazzina allora e solo dopo molto tempo aveva scoperto che Daisuke non era terrestre, ma Duke Fleed per lei aveva un aspetto fin troppo umano per pensare, o concepire, differenze.
L’anta scorrevole dell’armadio si aprì silenziosa e automaticamente; al suo avvicinarsi, si materializzò una immagine 3d specchio di se stessa.
Hikaru guardò i suoi vestiti: pochi, ordinati e soprattutto terrestri. Accanto ad essi erano appesi un discreto numero di abiti, dai colori e fogge, per lei, insoliti. Esitando un attimo decise che quel giorno avrebbe indossato un chitone fleediano. Scelse in base al taglio simile a quelli che aveva visto indossati da Maria. Chiuse la cintura in vita ed abbinò al tutto un paio di stivali dal colore in accordo.
Neanche per i vestiti aveva mai pensato a delle differenze così rilevanti, dava per scontato che Daisuke trovasse comodo il suo abbigliamento sulla Terra e che la differenza di foggia degli abiti, che gli aveva visto indossare in qualche video messaggio, si limitasse solo ad un semplice gusto estetico, ma c’era di più. La stoffa aveva una qualità tattile simile al velluto ed il peso era quello della seta, anche gli stivali li sentiva diversi.
Erano così tante le differenze che ora saltavano all’occhio………
Mentre il piccolo automa sferico, si attivava, allungando i suoi esili bracci meccanici, per riordinare quanto lasciato dietro di se dalla ragazza, Hikaru completò il suo abbigliamento indossando il bracciale e l’auricolare.
Uscì dalle sue stanze incamminandosi per un corridoio noto, girando verso uno degli ingressi-uscite che non aveva ancora attraversato. Ogni giorno provava una nuova uscita dai suoi quartieri, ogni giorno prendeva una direzione diversa per esplorare una parte del palazzo reale e ormai sapeva che, quel complesso di nuclei abitativi, con giardini , vie di superficie e strade sotterranee, aveva solo il nome convenzionale di palazzo reale. La struttura architettonica non possedeva nulla in comune con il concetto terrestre di edificio o città. Dall’alto appariva come un reticolo di forme organiche, culle di micro-ecosistemi in crescita e costruzioni artificiali; al suo interno, senza una mappa, lei si sarebbe persa. Fuori dal suo complesso si estendeva un giardino, solo in parte curato, che sfumava con una rigogliosa boscaglia, lasciata crescere senza interferire con il suo andamento; un bilanciamento accurato di due sistemi di vita, che mediava con le esigenze di un pianeta che doveva tornare a respirare e una civiltà che richiedeva i suoi naturali spazi di aggregazione.
Scelse a caso uno dei sentieri e si diresse verso il successivo gruppo di dimore. Il bracciale che aveva al polso emise un delicato trillo e al suo comando, davanti a lei, si compose uno schermo di luce che visualizzò un volto sorridente. Hikaru salutò Koji continuando a camminare.
- Sei già uscita?! Stavamo pensando di andare al fiume nel settore ovest, dopo colazione. – la informò l’amico. Nella schermata si insinuò il volto radioso di Maria che precisò quanto appena detto.
- Non è un fiume, ma una cascata ai margini della costa. La giornata è limpida ed i livelli di vegatron sono così bassi che possiamo stare fuori durante la mattinata. Veniamo a prenderti?-
Lei li osservò, sembravano talmente felici d’essere assieme che sarebbe stata di troppo. Erano arrivati su Fleed da pochi giorni ed era il primo in cui i due finalmente si dedicavano del tempo assieme. Declinò l’invito, aveva voglia di una giornata tranquilla, senza spostamenti o funzionari fleediani, equipaggio da coordinare, biologi da informare…..
- ….poi voglio raggiungere il dottor Umon all’osservatorio.- concluse.
- Come vuoi, ma andiamo a provare anche le moto.- aggiunse Koji con entusiasmo- Sono velocissime, dovresti vederle e poi al fiume….-
Maria si intromise nella frase - Non è un fiume e quelle non sono moto.- disse fingendo irritazione.
- Bhe… quello che è. Qui tutto non è come dovrebbe essere - ridacchiò Koji, ricevendo una gomitata dalla ragazza. Hikaru si unì alla risata prima di salutarli. Li invidiava un po’, nonostante tutto i due avevano sempre avuto un modo leggero di affrontare gli eventi ed il loro ritrovarsi era la cosa più naturale che si potesse immaginare.
Il nuovo nucleo abitativo a cui era giunta comprendeva anche una piazza in cui si trovavano diverse persone. Qualcuno l’adocchiò nel suo passeggiare; sia lei che Koji, erano inconfondibili, tutti sapevano esattamente chi fossero, tanto da avere, su Fleed, una visibilità sociale simile agli stessi regnanti, ma c’era una peculiarità che rendeva, parte dei membri della Cosmo Discovery, unici e riconoscibili: il nero corvino dei loro capelli. Una caratteristica banale per Hikaru, ma su quel pianeta risultava assolutamente straordinario, nessuno aveva capelli così scuri.
Però i fleediani erano discreti e si limitavano, quando la incontravano, ad un sorriso o un cenno di saluto. Daisuke e Maria, sulla Terra avevano vissuto nell’anonimato. Inizialmente erano riusciti a nascondersi, ma con l’avvento del conflitto, militari e governo svolsero indagini accurate sui due, guardandosi bene però dall’interferire con le loro vite. I due profughi alieni erano una difesa preziosa per il pianeta. Koji Kabuto non suscitava molto interesse era già noto per i suoi trascorsi di pilota e anche nel suo caso non si interferì in alcun modo, vennero prese alcune informazioni su di lei, vista un po’ come una anomalia, attraverso il dottor Umon e Koji, ma nessuno disturbò mai la squadra di Grendizer o cercò di sapere più del dovuto …la situazione era così delicata che le autorità cercavano di essere collaborative e protettive. Quell’ anonimato divenne preziosissimo quando la guerra finì ed i due fratelli lasciarono la Terra per fare ritorno sul loro pianeta d’orgine. Il terzo pilota della squadra rimase solo un insieme di congetture fantasiose di qualche giornalista intraprendente e la tranquillità della fattoria Makiba, dove viveva con suo padre e suo fratello, era salvaguardata.
Hikaru continuò a frequentare l’osservatorio del dottor Umon, che ormai era il centro focale di vere e proprie rivoluzioni tecnologiche.
Le notizie del ritorno su Fleed cominciarono ad arrivare dopo mesi, puntuali ma scarne, la ricostruzione era complessa, a tratti incomprensibile per chi non la viveva.
A sei mesi dalla partenza di Duke e Maria le cose cominciarono a diventare difficili anche per lei. Le mancava terribilmente Daisuke; c’era stato qualcosa fra loro, mai pienamente espresso per le circostanze problematiche vissute durante il conflitto con Vega. Hikaru era convinta che, una volta tornata la pace, avrebbero avuto una possibilità, invece…solo ricordi, sentimenti inespressi e un senso di abbandono che più volte l’aveva piegata e le faceva rabbia.
Ma Duke Fleed aveva fatto di più: in qualche modo aveva svelato, nel piccolo mondo della fattoria, una realtà che cominciava a desiderare quanto quell’uomo distaccato, ma non indifferente.
Così, lei si era ritrovata a guardare i luoghi in cui era vissuta con occhi diversi, le apparivano un pò più piccoli e sentiva di dover estendere i suoi orizzonti.
Poi ci si erano messe di mezzo le autorità.
Cominciata la costruzione della Cosmo Discovery, per il viaggio interplanetario, i militari, l’avevano esclusa dall’area del centro ricerche; la mediazione del dottor Umom e le sfuriate di Koji Kabuto non erano servite a ridarle l’accesso, ma solo a strappare una vaga promessa d’ integrarla nell’equipaggio al momento della partenza.
L’allontanamento dal centro ricerche fu un duro colpo , ma non si arrese. Non lo aveva mai fatto.
Su consiglio del dottor Umon si dedicò a studi scientifici che la portarono a trasferirsi a Tokyo.
Lei voleva far parte della spedizione per Fleed, non più solo per rivedere Daisuke. Furono anni difficili, in cui la sua vita prese direzioni impreviste, ma lontana dai luoghi e dalle persone che conosceva cominciò a condividere i suoi sogni con altri e Duke Fleed cominciava a diventare un ricordo che le faceva meno male.
Maria comunicava con regolarità e soprattutto lo faceva in forma privata con Koji, che ebbe un bel da fare per tenere militari e autorità fuori da quei messaggi, sotto minaccia di qualche incidente diplomatico. Ma Duke Fleed era sempre meno presente e non le aveva mai inviato alcuna comunicazione riservata…però la sua decisione era presa, sarebbe partita, perché lo voleva. Quella spedizione era importante per lei, rendeva orgogliosi suo padre e suo fratello, si sentiva importante per la sua gente e per se stessa e questo le bastava ad affrontare anche l’indifferenza dell’uomo che continuava ad amare.
Ma quella scelta ebbe un impatto non indifferente su Hajime…. Lui le diede mille motivi diversi per rimanere sulla Terra e non tentare un viaggio che presentava numerose incognite e quando nulla sembrava convincerla arrivò anche la proposta di matrimonio. Hikaru si sentì terribilmente in colpa per la piega che la loro relazione aveva preso, non era stata sincera con Hajime, non lo aveva mai informato del fatto che lei aveva sempre saputo che sarebbe partita e aveva lasciato che fosse lui a far funzionare tutto fra loro.
L’anonimato che tanto gelosamente manteneva, alla fine, cadde nel modo peggiore e con chi meno lo meritava, mostrando una foto in cui la squadra di Grendizer era al completo….nei giorni che seguirono certe ‘nuvole’ del passato si schiarirono al punto da farle apprezzare il comportamento distaccato di Duke che non l’aveva mai usata per sopperire ad una sua mancanza affettiva…. mentre lei si preparava alla partenza con una buona scorta di sensi di colpa.
L’arrivo su Fleed fu percepito come un evento epocale per i terrestri e la sovrana, Maria condivideva il titolo con suo fratello Duke, era lì ad accoglierli nel migliore dei modi. Nel tempo di pochi passi il capitano Koji Kobuto e la regina di Fleed mandarono all’aria ogni formalità abbracciandosi con la naturalezza di chi si conosceva bene, ma suo fratello non era lì ad accoglierli, impegnato in una missione di ricerca profughi…


Richiamò dal bracciale una schermata con una mappa e consultò il modo più efficiente per raggiungere l’osservatorio: prendere i mezzi sotterranei per uscire dal palazzo e dalla città, era la soluzione più rapida, ma optò per lo spostamento di superficie, voleva potersi guardare attorno, le differenze con la Terra erano così tante che non intendeva perdersene alcuna.
Un attimo prima di chiamare un trasporto, il suo traduttore simultaneo si mise in funzione con la fredda voce artificiale che la caratterizzava.
- Hikaru Makiba, dovrebbe seguirci.- disse uno dei due agenti di sicurezza che sorrise alla terrestre. Indossavano la divisa con il simbolo di Fleed: due ali nere su un pettorale dal fondo blu.

-Continua-


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Edited by runkirya - 6/5/2010, 16:23

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Lo posto così com'è o non lo posto più....Actarus non è un personaggio difficile, nè duro da descrivere......è ermetico! abbiate pietà avrei voluto fare di meglio, ma proprio non ci riuscivo :(


FLEED II parte

- Quando avete ricevuto il segnale?- Chiese immediatamente Maria .
- Pochi attimi prima d’avvisarti. Appena abbiamo capito chi ci contattava ci siamo mobilitati per il rientro.- il volto del veghiano si ricompose in fattezze femminili.
- Chi stà riportando?-
- Stiamo cercando di focalizzare sul quadrante, ma la cintura d’asteroidi non lascia vedere chiaramente.- Con destrezza e senza perdere una parola delle informazioni che gli venivano passate, il comandante Hadish continuò a spostare i quadranti luminosi nel tentativo di mettere a fuoco chi stava rientrando nel sistema solare fleediano.
- Lo troverete un po’ cambiato.- disse Maria con un sorriso, guardando velocemente Koji ,Hikaru e Umon.
- E’ uno dei centri di Altair!- annunciò improvvisamente il veghiano. Nella sala controllo dello spazioporto militare ci fu esultanza.
- Ci è riuscito!- Maria si unì alla gioia che aveva investito tutti, abbracciando Koji che non aveva del tutto chiara l’importanza dell’ evento.
- E’ una nave profughi?- chiese il dottor Umon.
- Molto di più, terrestre, è un intero centro di detenzione!- spiegò Hadish, mentre una luce nuova brillava nei suoi occhi, illuminandolo di una speranza che mitigava i tratti marcati, caratteristici della sua razza.
- Ma… un intero carico di detenuti…?- Koji diede voce alle perplessità che avevano anche il dottor Umon e Hikaru. Per quanto capissero, che tendere una mano amichevole a chiunque fosse in difficoltà, era la politica corrente del governo fleediano, non vedevano il vantaggio di una azione del genere.
- Non sono semplici detenuti, Koji.- cercò di chiarire Maria.- Quei centri di detenzione, ce ne sono tanti come questo, sono stati creati da Vega per imprigionare dissidenti, rivoltosi, oppositori, ci sono anche dei detenuti ordinari, ma la maggioranza, se non la totalità, è fatta dai primi. Fleed ha bisogno, per tornare a vivere, anche di loro.-
- Un oppositore di Vega non è necessariamente un alleato di Duke Fleed- puntualizzò il capitano ed il comandante scoppiò in una risata.
- Duke ha buoni argomenti per convincere un oppositore.-
Koji la guardò di traverso mentre Hadish continava a sorridere.
- Ne parli con una certa esperienza….- lo punzecchiò il capitano.
- Tutta l’esperienza di chi si è opposto a una guerra…- disse continuando a trafficare con le schermate.
- Daisuke non ha mai voluto combattere…- intervenne Hikaru perplessa.
- Infatti, parlavo di Vega…sono stato un ‘ospiti’ delle sue prigioni.- precisò il militare senza guardarla.
- Una scelta coraggiosa.- intervenne il dottor Umon comprendendo le implicazioni.
- Una guerra sbagliata che ha segnato la fine di un grande impero.- c’era amarezza nella voce del veghiano.
- Fleed…?- disse Hikaru incredula. Hadish riprese a sorridere davanti alle occhiate perplesse degli ospiti terrestri.
Un militare avvisò: -Signore, è iniziata la procedura per il salto nell’iperspazio.-
- Unità di rinforzo, tenersi pronti.- ordinò il comandante.
Alcune schermate si disattivarono automaticamente al comparire di nuove che visualizzavano settori di orbita fleediana in cui era più probabile la riemersione.
Alcuni sedili si composero, emergendo compatti dal pavimento, in corrispondenza del comandante Hadish, Maria e di altri quattro addetti alla sicurezza; il dottor Umon, Hikaru e Koji fecero qualche passo indietro mentre i militari si apprestavano a coordinare il rientro.



Per un attimo ogni azione apparve congelata dal balzo nell’iperspazio, appena la materia dei viaggiatori si fu stabilizzata, le loro azioni ripresero a fluire nel tempo e nello spazio che li circondava, in orbita fleediana.
La visione che raccolsero gli schermi della sala comando, non aveva nulla di rassicurante.
I tre terrestri ebbero un sussulto nel vedere Grendizer posato sullo spacer, in una modalità tipica di combattimento, alle spalle del robot altre sei navi incassavano il fuoco nemico, formando una cortina inamovibile a difesa del centro di detenzione , ma impossibilitati ad un contrattacco efficace.
Nessuno di loro aveva ben chiare, tutte le implicazioni di una ricostruzione planetaria. Sulla Terra avevano saputo che, seppure Vega fosse ormai scomparso ed il suo regno rapidamente si sgretolava, le lotte non erano cessate. In alcuni casi c’erano interi settori stellari da evitare,come avevano constatato durante il viaggio. Fleed si era dotata di sistemi di difesa, ma aveva reso il pianeta un porto sicuro per tutti i profughi che avevano perso ogni speranza di fare ritorno sui pianeti d‘origine. Il prestigio e la volontà non belligerante di Duke Fleed e di Maria Grace Fleed li aveva aiutati a ristabilire rapporti commerciali e di collaborazione anche con piccoli frammenti, ormai indipendenti, del regno che fu di Vega.
Ora si rendevano pienamente conto di un'altra questione: i profughi preziosi per ricostruire e ripopolare un pianeta, erano merce buona per trafficanti, che usavano senza alcuna preoccupazione o riguardo milioni di malcapitati per affari di ogni tipo.
Duke Fleed non aveva mai smesso di combattere.
- Unità di rinforzo decollata.- informò un militare.
-Allertate le unità mediche, batteriologice e i centri mobili di primo soccorso….- ordinò Maria, il suo sguardo era perso a fissare il vuoto, chiaro segno di una premonizione…Koji le si avvicinò cingendole le spalle con un braccio, la ragazza si sforzò di sorridergli.
- E’ quasi sempre così quando rientra.-
Grendizer e le sei navi di supporto della flotta rimanevano sotto il tiro dell’ astronave pesantemente armata ed a breve distanza.
- Formazione?- con quella richiesta fu visualizzato il pilota a capo dei rinforzi.
La nuova schermata che si attivò in quell’istante diede un brivido di dejà vue ai terrestri. La tuta biomeccanica, il pilota e l’abitacolo di Grendizer non potevano essere confusi.
- Laterali. Toglieteceli di dosso, ma non abbattete la nave, parte dell’equipaggio si è ammutinato e chiedono asilo. Trasbordo in orbita.-
Hikaru riconobbe la nota di tensione negli ordini impartiti, ma nient’altro.. Il traduttore con il suo tono impersonale le permetteva di capire il fleediano ma lasciava sentire chi parlava. Per lei fu una strana sorpresa ascoltare Daisuke esprimersi nella sua lingua madre, stentò quasi a riconoscerne la voce…

Le navi di rinforzo a tutta velocità si tuffarono fuori dall’atmosfera, disponendosi in due squadre a ventaglio, attorno alla nave nemica e cominciarono a bersagliare i motori principali. Le armi impiegate erano leggere, per non causare danni che avrebbero pregiudicato l’intera struttura.
Parte dell’ offensiva nemica fu deviata sui nuovi attaccanti. Grendizer a quel punto smise di fare da scudo, lasciando alle sei unità della sua flotta il compito di parare i nuovi attacchi e si spostò rapidamente verso il gruppo di cannoni più pesanti, posti a corona della nave da guerra. Prese in pieno e assorbì colpi, ma con una ridotta potenza di fuoco riuscì a muoversi e usando l’alabarda troncò l’ offensiva. Pochi movimenti precisi e rapidi portarono i nemici a rimanere inoffensivi ed immobili con i motori in avaria.
Il robot, infine, con una fluida giravolta si alloggiò nell’abitacolo dello spacer.
Duke impartì nuovi ordini e i sei dischi della flotta assieme alle unità di rinforzo attivarono i raggi traenti per guidare la prigione verso l’atteraggio su Fleed.
Nell’orbita bassa la nave cominciò gradatamente a perdere stabilità e quota.
La massa enorme ci mise qualche attimo ad entrare nell’atmosfera e parve incendiarsi lentamente, in quella fiammata, le navi fleediane aumentarono la potenza dei loro raggi traenti.
La velocità cominciò ad incrementare; appena il primo contatto in atmosfera terminò, frammenti della struttura esterna si staccarono e continuarono solitari a precipitare verso il suolo.
- Rotta presunta?- chiese Hadish ad un dei tecnici, un istante dopo un uomo preoccupato rispose - Settore ovest, signore…torre climatica.-
- Devi correggere la rotta!- ordinò il comandante, rivolgendosi al re.
- Possiamo solo frenarla, i motori sono andati!- quella notizia sconcertò i presenti.
- Puntate dritti sulla torre ovest!-informò rapido Hadish
- Evacuate la zona.- l’ordine impartito da Duke gelò tutti. Nella sala si mossero per dare l’allarme.
- Velocità di caduta in aumento!- informò uno dei militari
- Duke, dovete frenarla immediatamente!-
- Siamo al limite con i raggi, ma la faremo atterrare.-
Il comandante Hadish richiamò una nuova schermata con un quadrante di simboli in rapida esecuzione. Le conoscenze di fleediano, per Hikaru, erano poche ma riconobbe i simboli numerici che decrescevano rapidamente, segnando l’avvicinarsi dell’impatto al suolo.
Il veghiano con il pugno attraversò gli schermi di luce e colpì nervosamente il piano di proiezione.
- Dovete correggere la rotta!- tuonò. Duke ignorò le proteste mentre gli attimi passavano.
- Velocità di caduta stabilizzata.- informò ancora un militare.
- Pericolo impatto ancora in corso- informò un altra coordinatrice militare.
- Duke, sganciatevi immediatamente- senza perdere tempo il comandante attivò una nuova schermata - Sistemi di difesa attivi. Agganciate il bersaglio!-
- Hadish che cosa fai? – chiese con rabbia Maria.
- Voglio la nave a tiro.- spiegò gelido il veghiano.
- Non aprire il fuoco, la faremo atterrare.- ribadì il sovrano.
- Così vi schianterete!- rispose teso.
- Non aprire il fuoco!- la schermata che inquadrava Duke si disattivò.
- Sganciatevi! Duke, Duke- Hadish lo richiamò rabbioso.
-Ci ha esclusi!- informò un militare che continuava a richiedere l’accesso alle comunicazioni.
Il comandante della sicurezza rapidamente inquadrò diversi punti su cui fare fuoco per spezzare la nave in più parti, senza colpire la squadra di rientro e per minimizzare i danni da impatto.
-Hadish, non puoi.- tentò di imporsi Maria.
-Al mio comando!- ordinò gelido.
-Hadish sei impazzito!- Maria lo guardò disperata
- Non puoi farlo!- Koji era agghiacciato.
- Sotto la torre ci sono i reattori, nell’impatto si porteranno via mezza città!-
- Nave prigione a tiro, signore.-
In quell’istante Koji scattò colpendo il comandante, con una gomitata al volto; un militare, ricevette una ginocchiata in pieno stomaco, ma non riuscì a bloccare un terzo uomo che intervenne colpendolo con un pugno e bloccandolo per terra, mentre altre due guardie si adoperavano per tenerlo fermo.
- La farà atterrare non colpitelo!- disse rabbioso
- Lasciatelo immediatamente .- ordinò Maria.
In quell’attimo d’agitazione lo schermo principale continuò a inquadrare ciò che stava accadendo. Grendizer si sganciò nuovamente dallo spacer, i booster alla base dei piedi impressero una nuova spinta verso il suolo, in un battere di ciglia la torre climatica in parte esplose colpita da un onda d’urto provocata dalla sola velocità del robot e dal polverone di macerie emerse un fascio di luce multicolore. Così il comandante realizzò ciò che era già chiaro al pilota terrestre: la gittata del raggio antigravitazionale, era limitata, e Duke aveva atteso fino all’ultimo momento per usarlo, proiettandolo a breve distanza per sfruttarla al massimo.
Il fascio di luce multicolore cominciò a schiarirsi fino a diventare bianco mentre la polvere dell’impatto retrocedeva. Ancora pochi attimi e la potenza ,emanata dal petto di Grendizer incrementò nuovamente segnata da una luminosità rossa, incupendosi e digradando in un blù accecante, mentre le piastre toraciche cominciavano a brillare di luce vermiglia, diffondendo calore che deformava l’aria attorno a sé.
L’ombra della nave che si allargava rapidamente cominciò ad estendersi con minore velocità, ma inesorabilmente inghiotti anche Grendizer.


Il fumo fu mischiato alla polvere mentre le folate di vento si agitavano attorno ai soccorritori portando al suo traduttore frammenti di ordini con direzioni da prendere, procedure d’emergenza e modalità di soccorso da rispettare. I rombi di motori fotonici si susseguirono e sulla sua testa sfrecciarono i mezzi della flottiglia in rientro che finalmente si erano sganciati dalla nave prigione.Osservò smarrita i dischi bianchi dalla prua e pinna rossa, simili nella forma alla nave madre di Grendizer. Le immagini confuse viste nello spazioporto assalirono la sua mente con una morsa d’angoscia.
Quella nave, decine di volte più grande del robot lo aveva schiacciato!
Improvvisamente sentì un peso opprimerle il petto, non poteva neanche concepire un evento simile, non dopo tutti quegli anni e le distanze percorse, era una beffa crudele.
Il bracciale continuava ad emettere il segnale di una chiamata in entrata, se lo sfilò lasciandolo cadere a terra, non riusciva a pensare in modo coerente, le sembrava d’essersi sdoppiata con una parte di sé che era rimasta insensibile al dolore; spinta via da una guardia che tentava di spiegarle il pericolo che correva a stare lì. Hikaru, stizzita, si strappò via dall’orecchio il traduttore e cercò inutilmente di opporre resistenza.
Il militare,ora, cercava di farsi comprendere in una lingua senza senso, come la mole inconcepibile della nave, come l’irragionevole volontà che l’aveva fatta atterrare. Una frenesia concitata vorticava attorno a lei e cominciò a sentirsi sempre più estranea da se, poi il dolore la colpì. La consapevolezza la travolse e non seppe come farvi fronte.
Tentò di concentrarsi sulle strane parole che pronunciava l’uomo che le stava accanto, diede la sua attenzione ad altri che parlavano e urlavano ordini, al sibilo delle navette in aria ed in tutto questo sentì una voce, l’unica a chiamarla per nome.
- Hikaru…?-
Si girò e una deflagrazione, con l’immediato spostamento d’aria, la scaraventò nell’incoscienza.



Pomeriggio
Era stato ingiusto con il comandante Hadish, ma fra tutti gli imprevisti di quella missione la conclusione era quanto meno inattesa. Pensava d’aver avuto una allucinazione vedendola lì, poi l’esplosione di una paratia della nave prigione li aveva colpiti. Fortunatamente non c’erano state conseguenze, solo un brutto colpo per l’onda d’urto.
Allontanandosi dalla zona dell’atterraggio, ancora preda di forti tensioni, aveva convocato immediatamente Hadish chiedendo spiegazioni, nel frattempo Maria gli aveva dato la notizia dell’arrivo della Cosmo Discovery. L’ultima volta che aveva sentito parlare di quella nave era ancora in fase di collaudo, doveva capire da quanto era lontano dal pianeta. Perdere la cognizione del tempo era normale nelle missioni, i ritmi di vita venivano bruscamente alterati e quella missione era durata più del dovuto, con tutti gli accidenti sorti, c’erano stati momenti in cui nessuno più credeva che sarebbero arrivati su Fleed, poi ci si erano messi di mezzo anche i trafficanti…
Il comandante aveva ragione a voler abbattere la nave, se la potenza scatenata da Grendizer non fosse stata sufficiente avrebbe potuto causare un disastro, ma Koji aveva reso possibile l’azzardo. Il capitano e progettista della Cosmo Discovery, conosceva bene il suo modo di fare e come sempre lo aveva sostenuto, tutti loro lo avevano sempre sostenuto ….
Non sarebbe sopravvissuto senza la forza di volontà dell’uomo che aveva considerato un padre per anni, la lotta contro Vega sarebbe stata più dura e desolante senza Koji e Hikaru…. sarebbe stato tutto più difficile. Ma Hikaru era speciale: salda, silenziosa, vicina nei momenti critici …sin da quando cercava di adattarsi alla sua vita sulla Terra ed era arrivato per la prima volta nella fattoria. In quei giorni si forzava a raccogliere i resti di una identità in frantumi, diviso fra ciò che era e ciò che doveva essere, una dualità difficile da gestire che più volte aveva rischiato di travolgerlo. Nel tentativo di sopravvivere a se stesso aveva inizialmente ignorato la ragazza. Poi il baratro di un nuovo conflitto lo aveva inghiottito trascinandosi dietro chi gli era più vicino. Nonostante tutto la sua presenza era diventata necessaria e si tramutava in desiderio …ma si guardò bene dall’ incoraggiarla, egoisticamente, lo faceva per se stesso. Per paura di rimpiangerla, come aveva fatto con Naida, con Rubina, con un mondo intero di persone che aveva amato in tanti modi. La verità era che il suo passato lo aggrediva costantemente e riusciva a difendersi da quelle incursioni impedendo nuovi rimpianti.
Se riusciva a negarsi qualcosa, per lui , quel qualcosa non poteva ferire o rimanerne ferito, ed in quel modo, non era stato onesto con lei. Non le aveva mai voluto concedere nulla, né l’aveva resa partecipe della sua vita.
Infine la speranza di tornare sul suo pianeta era stato l’ultimo e imprevisto atto, di un legame che si era saldato nonostante tutto, ma a quel punto era impossibile chiederle di seguirlo.
Era vissuto nella nostalgia per la sua gente , della sua civiltà, non voleva sottoporre Hikaru a quel genere di separazione. Non poteva chiederle di lasciare tutto, per un mondo che era, ormai ,sconosciuto anche per lui. Così si allontanò nuovamente.
La ricostruzione, poi, era un eufemismo, non bisognava solo riedificare le città distrutte, ma impedire che le conoscenze venissero perse e che i pochi superstiti originari del pianeta tornassero a livelli pre tecnologici e facili prede dei tumulti di un impero in disgregazione. Il pianeta che lui tanto amava non era più neanche paragonabile ai suoi ricordi, la maggior parte della superficie era una landa desertica da bonificare, il clima era violento e instabile; al di fuori delle poche città, che facevano da nido a ecosistemi-embrionali, ci si poteva muovere per periodi limitati. Il ripopolamento era diventato una priorità per assicurare braccia e menti necessarie alla sopravvivenza di una civiltà in rapido declino. Si era dedicato con tutte le sue forze a quel compito , tanto che il tempo passato alla ricerca di profughi era maggiore del tempo che trascorreva sul pianeta, ma ogni volta che rientrava assaporava la sua vittoria: osservando le città in crescita, con l’ecosistema che sanava gradatamente i mali di quel mondo , i siti industriali, inizialmente insignificanti cominciarono a prosperare e garantivano commerci preziosi e relazioni con altri pianeti. Soprattutto si stava ricostituendo un popolo, dalla provenienza eterogenea ma unitario nello spirito.
Così erano passati gli anni, le distanze si erano moltiplicate, non riusciva a vedere come in quelle condizioni potesse sperare di recuperare una relazione che desiderava, ma non aveva mai realizzato. Conscio, che nuovi legami e vite distanti potevano sciogliere ciò che era stato lasciato per strada nel passato e che alcuni suoi desideri erano inconciliabili con le necessità del momento non chiese mai, pur sapendo dei progetti della Cosmo Discovery. Così, ancora una volta, si allontanò, giustificando quel comportamento con le missioni, lasciò che Maria seguisse gli sviluppi del viaggio dei terrestri.
A detta di tanti Duke Fleed era un combattente, un ottimo stratega, un avversario temibile ma lasciato a se stesso, sapeva stare solo sulla difensiva ...

Uscì dalla serpentina del corridoio che collegava le sale pubbliche alle sue abitazioni private, Hikaru, si era ripresa ed era in giardino, la luce pastosa del tramonto rendeva quella figura del tutto irreale. Non aveva avuto la possibilità di abituarsi all’idea del viaggio dei terrestri che erano già su Fleed. Maria gli stava concedendo il tempo che serviva...
Si osservarono per un attimo e annullarono le distanze nel loro abbraccio, dimentico della separazione, nella naturalezza di un bacio scoprirono l’immediata fame dalla presenza l’uno dell’altra.
Quei brevi attimi allontanarono i sentimenti contrastanti del passato e i rimpianti si sciolsero in lacrime che finalmente condividevano.
Erano stati anni difficili per entrambi e Duke aveva rinunciato e messo da parte se stesso, ma ora c’era la possibilità di recuperare ciò che si era negato, perché alcune ferite dell’anima aveva imparato a sopportarle.
Hikaru gli accarezzò la guancia dove una cicatrice aveva inciso un solco che spariva nella pistagna della tuta, era un segno delle difficoltà di cui non sapeva nulla, il rientro di quel giorno spiegava tanto. Ma comprendeva al di là delle parole che Daisuke era un uomo difficile da trattare perché non era mai stato del tutto in pace con se stesso…


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Fan Fiction scritta per il contest sul forum francese "Invincible"

Lo stesso punto di vista


Entrando in cucina Hikaru fu accolta da un sorriso caloroso. L’uomo seduto a tavola aveva un aspetto stanco sul viso, le mani stringevano una tazza di caffè che riscaldava dita lunghe ed arrossate.
Erano tornati i suoi modi amichevoli e gentili ed ancora una volta dimenticò quanto fosse stato sgradevole il giorno precedente, ancora una volta non riuscì a tenere a mente quanto fosse in disaccordo con lui e quanto fosse ostinato.
Afferrò una tazza dalla mensola poggiandola sulla tavola , Daisuke la riempì di liquido bollente. Il giorno era freddo, l’estate si allontanava, spinta via dall’autunno.
“Sapevi che gli esquimesi hanno più di 50 parole per descrivere il colore della neve?” chiese con naturalezza guardando fuori dalla finestra.
“sono sensibili in fatto di neve,” rispose cautamente.
Hikaru tuffo il suo sguardo negli occhi dell’uomo “ Scommetto che non sai neanche dove vivono” disse prendendolo un po in giro
“In qualche posto nevoso” disse sorridendo
Ricambiò il suo sorriso, consci di come le cose fossero cambiate in soli pochi mesi e quasi un anno prima una conversazione come quella, fra loro, sarebbe stata impossibile.
Seduta a tavola difronte all’uomo cominciò a frugare nella borsa e tirò fuori un pacchetto di fotografie passandole a lui.
“sono dell’anno scorso, l’inverno scorso. Avevo dimenticato il rullino nella macchina fotografica…”
Il sorriso di Daisuke si allargò mentre guardava le fotografie “Goro le ha scattate.”
“Ha fatto un buon lavoro a mozzarci le teste” disse ridendo Hikaru.
Lei osservò l’uomo che guardava le fotografie mentre sorseggiava il caffè.Era stata impensierita da quegli scatti per tutta la mattinata, adesso però le cose le erano più chiare.
Hikaru ricordava il giorno in cui avevano portato i cavalli a fare un giro, più che altro , vedendo le foto le tornarono alla mente certe strane osservazioni di Daisuke. All’epoca il figlio di Umon aveva solo uno strano modo di comportarsi e questo si aggiungeva al fascino che trovava in lui. ora sapeva che certi modi di fare erano dovuti al fatti di non essere umano. Ora , questo fatto , era irrilevante.
“Questa non è male” le disse posando una foto sulla tavola.
I due erano sorridenti e sembravano felici nel mezzo di uno scenario ghiacciato, con montagne mozzafiato coperte di neve sullo sfondo.
“ Bianco perfetto” disse Hikaru indicando la foto
“Si…?” Daisuke sembrava incerto, il chè fece un pò piacere ad Hikaru. era difficile vederlo incerto, sembrava sempre un passo avanti a tutti, ma ora leiaveva un piccolo vantaggio… solo piccolo ma quello era sufficiente.
“ Quel giorno hai detto che c’erano delle splendide sfumature di arancio e rosso nella neva.Mi colpì perchè era strano io vedevo solo sfumature di blu o al massimo viola. Ci sono pellicole per macchine fotografiche sensibili a gamme di luce che l’occhio umano non riesce a percepire normalmente. Goro non lo sapeva e ha caricato la macchina con il primo rullino che gli è caitato…”
Daisuke sorrise comprendendo, “ Hikaru, vedo le cose in modo diverso…” sapeva che stava per dire qualcosa di più rilevante che nozioni di fotografia. “ Ma questo non vuol dire che non capisca. So che sei pronta a combattere, ma fidati se ti dico che in una guerra potresti dover prendere decisioni che forse rimpiangerai, cambierai e forse non per il meglio. Non vivrai una vita normale e sarai solo relegata al laboratorio in attesa del prossimo allarme…”
“ ti dimentiche che ho già esperienza delle attenzioni dei comandanti di Vega. Non volerlo non mi allontana dalla guerra. Più che altro non voglio essere inerme nei loro confronti.
Daisuke , è come il giorno in cui abbiamo scattato quelle fotografie, vedevamo colori diversi ma il paesaggio è lo stesso. tu combatti per un pianeta che consideri il tuo, io voglio difendere il mio pianeta.”

Thread di commenti:
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In questo thread trovate le traduzioni in inglese e francese:
#entry453868888

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Questa è stata a covare per molto tempo nel mio computer... alla fine mi sono decisa a completarla ed ora ve la beccate. :via:
spero piaccia....

Se solo non fosse….
Cap I

Oggi
Irrompendo nella stanza, si infilò uno stivane saltellando su un piede e afferrò, un istante prima che cadesse, il mezzo biscotto che aveva fra i denti, il fratello la guardò continuando ad abbottonarsi i polsini della camicia.
- Hai un aspetto così formale…-disse mangiando il resto del biscotto.
- E tu sei quasi presentabile.- ironizzò -Hai avuto buon gusto nella scelta.- aggiunse squadrandola da testa a piedi.
- E’ merito di Yoko è stata velocissima a decidere, quando ha capito che saremmo state solo lei ed io.- ridacchiò.
La ragazza sedette sul bracciolo del divano guardando il fratello infilarsi la giacca e aggiustarsi la cravatta.
- Hai avuto paura?- chiese seria, lui abbozzo un cenno d’assenso in risposta. Non si esprimeva volentieri sugli eventi che li avevano condotti così lontano. Duke, a differenza di sua sorella Maria, la guerra l’aveva vissuta, tanto gli bastava per non parlarne mai.
Uscirono dal salone e nell’ingresso un uomo anziano e sorridente li aspettava ancora in vestaglia.
- Non vieni con noi?- chiese sorridendo Duke.
- Sarei di peso…- rispose pacato.
- Non lo sei.- protestò Maria.
- Sono troppo vecchio per farmi rincorrere. Forza non perdete tempo.- l’uomo li spinse con garbo verso la porta, dando al maggiore dei due le chiavi della macchina.
Duke lo salutò con un cenno, si sentiva in colpa per quella situazione, la sua presenza era una minaccia. Per quanto cercasse di nascondersi, periodicamente c’erano sempre situazioni che ricordavano ai tre che le autorità non avevano mai smesso di cercarlo. Saliti in macchina, Maria gli passò gli occhiali da sole e inforcandoli pensò di farsi crescere la barba. Se solo non fosse svenuto al momento del suo arrivo le cose, era certo, sarebbero andate in modo molto diverso.

Ieri
Si passò la mano sugli occhi sperando di scacciare i fastidiosi bagliori che lo accecavano. Sapeva di combattere con alterazioni sensoriali che non sarebbero migliorate senza aiuto, ma ora mancava poco all’atterraggio e doveva rimanere vigile.
Nonostante tutto era ancora vivo.
La sua mente lo convinse che il robot stava tremando.
Forse anche Grendizer era in preda alla febbre.
Ordinò di abbassare la temperatura della cabina, ma come gia accaduto, il comando fu ignorato. Non c’era modo di eludere il sistema di cognizione della nave senza danneggiarla irrimediabilmente; però sentiva d’andare a fuoco ed il braccio destro era metallo fuso e dolorante.
I comandi proiettarono una mappa parziale del pianeta verso cui era diretto, l’emisfero in luce appariva di un blu abbagliante , con zone di terra densamente abitate in alcuni settori. Il sistema di cognizione era in attesa delle sue decisioni per l’atterraggio.
Sfiorò una delle lingue di terra, l’immagine si ingrandì, lo sguardo gli si annebbiò e la coscienza precipitò nel buio.
Due pulsazioni del cuore furono il tempo necessario a rallentare la velocità di rotta per l’impatto nell’atmosfera, puntare sull’arcipelago indicato, calcolare le probabilità di sopravvivenza del pilota e lanciare il segnale. In mancanza di ordini diretti il compito dell’astronave era la salvaguardia della vita al suo interno; in nessun modo questa doveva essere minacciata o persa; le azioni intraprese non dovevano pregiudicarla, né l’astronave ed il sistema di cognizione racchiuso nel robot Grendizer potevano farsi danneggiare mettendo a repentaglio l’esistenza del pilota; nel caso, l’intero sistema avrebbe smesso di funzionare per sempre.

Qualche giorni dopo
Koji, gettò da parte il casco, adocchiò di traverso Tetsuya e irritato si lasciò cadere sul primo divano che gli capitò a tiro nella sala, all’ultimo piano di un edificio, sequestrato in tutta fretta e adibito a quartier generale per l’emergenza u.f.o.
Tetsuya Tsurugi rimise in ordine le foto che aveva davanti a se e senza guardare il pilota cominciò ad essere cordialmente antipatico.
- Non sei riuscito a fare niente fin’ ora, Kabuto?-
- Nessuno riesce ad avvicinarsi.- precisò irritata Sayaka
- Io non stò a guardare fotografie.- rincarò secco Koji. Jun sbuffò, non voleva stare a sentirli, i due sapevano urtarsi i nervi a vicenda e con estrema precisione.
La porta si spalancò e nella sala fece il suo ingresso, con incedere pesante, il generale Kuriama , seguito dal professor Yumi e dal dr. Umon.
- Dobbiamo cambiare strategia.- annunciò il militare. Tetsuya fece ruotare la sua sedia e guardò divertito l’ufficiale - Quale strategia?-
- Puoi risparmiarti l’ironia. Userete i vostri mezzi per provocarne una reazione. Dev’essere allontanato dalla città.- impose.
Nella sala cadde il silenzio, i due scienziati sembravano più sorpresi dei piloti. Da due giorni venivano prese decisioni che non si potevano discutere, ma eseguire in una linea d’azione infruttuosa.
- No.- fu la risposta granitica di Tetsuya. Prima che il generale potesse controbattere, Koji cercò di spiegare le ragioni del rifiuto, che accomunava tutti loro.
- Non abbiamo informazioni sul disco. Ci tiene semplicemente alla larga. Se reagisse non sappiamo in che modo, ne quanto sia distruttivo un attacco o se attaccherà.-
- E’ una zona abitata…- cercò di protestare il professor Yumi
- E’ ormai evacuata - replicò secco il generale - e non è la prima volta che…-
- Non dimentichiamoci, generale- lo interruppe Umon- che dal momento in cui i telescopi del centro ricerche lo hanno individuato, ci ha messo poche ore per attraversare l’intero sistema solare. Ha idea di cosa voglia dire? I nostri strumenti erano a stento in grado di rilevarne la scia. Abbiamo capito che si trattava di un u.f.o. solo quando è arrivato qui.-
- Generale ha guardato le foto?- lo tallonò Jun
- Già, Kabuto è un ottimo fotografo.- Tetsuya, sorrise all’occhiataccia di Koji, prese una delle foto che riprendeva chiaramente il frontale dell’ astronave - Sappiamo che dalla testa parte una scarica in grado di abbattere qualsiasi mezzo gli si avvicini. Però non distrugge si limita a danneggiare in modo selettivo. Ma queste sembrano lame- il pilota indicò due fasce bianche poste lateralmente vicino al collo - e qui sugli avambracci,- indicò i fianchi del disco che sembtavano racchudere due braccia - altre lame.-
- Quindi non volete affrontarlo?-
- Generale, siamo pronti a distruggerlo, ma fino ad ora non si è rivelato una minaccia.- Sayaka cercò d’essere ragionevole.
- Voi dovreste essere pronti ad obbedire agli ordini. La pace vi ha rammolliti. Siamo davanti ad una nuova minaccia e state ad aspettare che sia il nemico a colpire per primo?- la sfuriata del generale non era del tutto convincente, Tetsuya e Jun lo conoscevano e quelle erano le parole di un uomo sotto pressione…
- Generale, quando ci hanno attaccati ci siamo difesi, ma ora siamo noi ad attaccare senza un reale motivo e una città, solo parzialmente evacuata, non è un buon terreno di scontro.- con quelle parole Jun sembrò chiudere la discussione
Kuriama tacque, tutti compresero il suo silenzio, aprire le ostilità senza un buon motivo non era nelle intenzioni di alcuno di loro.
- Dottor Umon è riuscito a interpretare il segnale?- il tono del militare era nuovamente calmo.
Lo scienziato guardò i presenti sedendosi . - Quel segnale che viene lanciato, in realtà contiene al suo interno altri segnali con frequenze di diversa intensità e durata. Comunque questo non cambia la situazione, continuiamo a non capirne il senso. Sappiamo solo che , man mano che passano le ore si sta intensificando.-
Kuriama guardò i quattro piloti e con la faccia più dura del solito cercò di imporsi , la sua frase venne interrotta sul nascere da un segnale d’allarme che si propagò nell’ edificio. Dalla finestra, che attraversava l’intera parete, videro chiaramente il motivo dell’allerta: il disco alieno, silenzioso e surreale, nella sua leggerezza, si stava abbassando.

continua....


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Cap II

Ieri
Il Dr Umon guardò il ragazzo al di là della vetrata, che a sua volta osservava il panorama fuori dalla finestra, sembrava studiare ossessivamente quel piccolo angolo di Terra che la stanza, al quinto piano dell’ospedale, offriva. Quando il disco lo aveva deposto, le unità mediche furono sorprese nel vedere un essere umano e ancora più sorprese quando, prestati i primi soccorsi, era apparso chiaro che solo la forma era umana. La nave si era alzata in quota rimanendo immobile e sospesa sopra la città, il segnale che aveva continuato ad emettere, dal suo ingresso in atmosfera, si era zittito ed ora tutti capivano che probabilmente era una richiesta di soccorso. La stampa si era scatenata in mille ipotesi, ma nessuno forniva loro una risposta…
Umon si girò al rumore di alcuni passi e vide il professor Tanaka attraversare il corridoio, sorvegliato da soldati armati di tutto punto appartenenti a corpi speciali.
Senza cerimonie il medico lo invitò rapidamente ad accomodarsi nel suo ufficio.
I due fissarono la loro attenzione su quattro schermi che raccoglievano un gran numero d’immagini anatomiche dell’insolito paziente.
- Sono tutte le analisi ?- chiese il dottor Umon
- Si, almeno quelle che siamo riusciti a fare fino ad ora, non sappiamo quanto alcuni dei nostri metodi possano danneggiarlo, ci manteniamo su tecniche non invasive, di pura osservazione- precisò.
- Quindi cosa si sa?-
- Può far ‘sparire’ a comando la tuta e indossa una collana con un medaglione. Ha una fisiologia simile alla nostra e la morfologia esterna è identica, il sangue per quanto diverso potrebbe essere compatibile con il nostro, ma non sappiamo in che modo…- Il professor Hajime Tanaka lasciò la frase in sospeso e guardò l’amico di vecchia data, faceva così prima di una confidenza.
- Genzo, i militari vogliono portarlo via dall’ospedale quanto prima, sto cercando di temporeggiare, ma ormai non riesco a bloccarli, stanno intervenendo i loro medici, non posso fare molto ne capiscono quanto me e hanno disposto per il trasferimento.
- Non riesci a inventarti qualcosa?-quella notizia non gli piaceva
- Tocca a te e Yumi, dovete insistere con qualche funzionario del governo o forse dare la notizia alla stampa … per quello che vedo passerà il resto dei suoi giorni chiuso in un laboratorio e solo il cielo sa quanto gli resta da vivere.-
Tanaka andò verso la parete e toccò alcune icone sul secondo schermo, facendo aprire un file contenente immagini del braccio destro dell’ alieno. Era evidente una ferita in fase di, apparente, cicatrizzazione. -…da questa ferita abbiamo prelevato il campione di sangue e sembra esserci una contaminazione di elementi tossici, simili a radiazioni. Teniamo il ragazzo in isolamento più che altro per paura che quelle radiazioni possano essere dannose per noi, per il resto siamo quasi certi che non rappresenti un pericolo dal punto di vista biologico.-
- Lo chiami:ragazzo. Però…- gli fece notare Umon
- Sarà anche un alieno, ma che importa? non è aggressivo, si lascia analizzare e cerca di comunicare.- rivelò Hajime
- Cerca…?-
- Si , non l’ho ancora detto ai militari, ma chi lavora con me sa. Credo sia un errore chiuderlo in una base militare.-
- I piloti dei Mazinga hanno osservato attentamente il disco e sono convinti che si tratti di un arma…-
- Ma non hanno voluto distruggerla, anche loro sembrano avere dei dubbi sulla condotta dei militari…-
Umon sospirò sconsolato
- Non vedo come potremmo aiutarlo.-
Qualcuno bussò alla porta.
La dottoressa entrò nell’ufficio,senza aspettare risposta, tenendo stretto al petto una cartella e vedendo lo scienziato lo salutò con un garbato inchino, dando i documenti al professor Tanaka.
L’uomo si accarezzò, pensieroso, la guancia mentre osservava attentamente dei tracciati neri che riempivano di segni compatti fogli bianchi.
-Questi li facciamo sparire per il momento.- rimise rapidamente al loro posto le carte e restituì la cartella alla collega.
-Solo questi, Hajime, gli altri tracciati li hanno già presi.- informò un po’ rassegnata
- Che cosa sono ?- Umon stava perdendo la sua naturale discrezione da quando era iniziata tutta quella faccenda.
- Tracciati della sua attività cerebrale.- rispose la dottoressa.- Ha mandato in tilt uno degli strumenti e gli altri sembravano impazziti.- e aggiunse sorridendo - Duke ha più di qualche normale pensiero nella sua testa.-
-Duke…?-
- Si , è stato lui a dirci come si chiama.- spiegò la donna.
Umon guardò l’amico e deciso andò verso la porta - Proverò a parlare con il ministro.-
- Spero si possa fare qualcosa, avere qualche altro giorno a disposizione, per quello che può servire insisterò sulle sue condizioni cliniche.-
- Dottor Umon ,se vuole evitare l’assedio dei media- gli consigliò la dottoressa.- usi l’uscita sud, la usano i piloti dei Mazinga, tv e stampa non li lasciano in pace.-
- Che cosa ci fanno i piloti qui?- chiese Umon sorpreso
- Il generale Kuriama è convinto che la nave possa in qualche modo contaminarli e vuole analisi complete dei quattro ogni giorno…- Tanaka tirò su le spalle con fare sconsolato.
- E’ necessario?-Umon era sempre più curioso
-No, sono sanissimi. Sono solo sotto pressione…- dopo una piccola pausa arrivò una nuova confidenza -Hanno l’ordine d’abbattere la nave, sembra che quella tecnologia possa essere molto interessante…-

Uscito dall’ospedale si diresse verso il parcheggio; poliziotti, singoli ed in coppia, pattugliavano i dintorni dell’edificio, era diventato il posto più sicuro e vigilato al mondo, l’intera zona era interdetta al traffico, bloccando persino una delle principali arterie stradali d’accesso e uscita della città e nessun mezzo aereo poteva sorvolare la zona. Le misure di sicurezza erano spropositate se ripensava all’esile figura che scrutava dalla finestra, ma poco distante c’era la sua nave, divenuta quasi un elemento normale del panorama cittadino.
-Il dottor Umon, vero?.- la voce lo distolse dalle sue considerazioni e girandosi alla sua destra un uomo, dalla folta e ordinata chioma bianca, accennò un saluto.
-Mi spiace ma non rilascio dichiarazioni.- si affrettò a precisare.
- Oh, no,- sorrise cordiale- non sono un giornalista. Le ruberò solo qualche attimo. - Si impose educatamente, ma con fermezza.
- Se vuole informazioni il generale Kuriama le sarà d’aiuto.- quella frase era ormai un rito.
- Non credo mi sia d’aiuto e comunque sono io ad avere informazioni sul vostro “ospite”.-

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Cap III

Ieri
Fuori dall’ospedale si stava mobilitando l’esercito. L’elicottero di supporto in pochi istanti fece sentire la sua presenza e puntò al livello della strada un faro che illuminava a giorno, c erano soldati con fucili che correvano per chiudere a cerchio l’intera area dell’ospedale e contemporaneamente vennero accesi fari da terra che illuminavano le uscite antincendio dell’edificio.
Tetsuya e Koji si sentirono in trappola.
Prima ancora che avessero il tempo di capire perché era scattato l’allarme, capirono che non era colpa loro. Ancora una volta l’alieno cadde dal cielo, non adagiato gentilmente da un raggio di ‘luce’, ma con un salto da un punto indefinito di una scala antincendio. Una sola rapida occhiata ai due e iniziò la sua corsa.
Dovevano fermarlo, erano lì nel cuore della notte per liberarlo, invece era stato lui a prendere l’iniziativa. Dovevano portarlo da Umon; Sayaka era dalla parte opposta dell’edificio e li aspettava con la macchina, invece loro inseguivano chi scombinava completamente i piani, correndo veloce come tutti i guai che avrebbero avuto appena i militari si fossero accorti che erano ‘casualmente’ nei paraggi al momento della fuga.
Koji con uno scatto nella corsa lo raggiunse in pochi istanti. Gli si affiancò e terminò rovinosamente la rincorsa, colpito in pieno da una gomitata. Il faro dell’elicottero si piazzò sui due mostrando a tutti l’aggressione, la luce seguì l’andatura erratica del fuggitivo per qualche istante e poi lo perse.
Tetsuya con un salto evitò Koji, alcuni soldati accorsero in aiuto, altri seguirono il secondo pilota che ben presto si lasciò tutti dietro.
La fuga non venne disturbata neanche dal cordone di sicurezza che fu semplicemente evitato con un salto che spiazzò tutti, altri militari si affiancarono al pilota del Grande Mazinga, ma oltre ad avere dei pesanti ed inutili fucili, con l’ordine di non usarli, erano appesantiti dai giubbotti anti proiettile. Tetsuya, con un certo fastidio, pensò che alla fine anche catturando l’inseguito avrebbe dovuto consegnarlo a Kuriama. Lui e Koji, in qualche modo dovevano cavarsi d’impaccio con buona pace dell’addio alle migliori intenzioni ed alle informazioni avute dal dottor Umon .
Ancora una volta rimase solo nell’inseguimento, ormai erano al limite della città, se fosse arrivato al bosco, con quell’andatura si sarebbe presto dileguato.
Il vero problema era il fatto che cominciava a risentire della lunga corsa, nonostante fosse più che in forma chi stava inseguendo aveva più energie.
Lo tallonò caparbiamente deciso a non lasciarselo sfuggire , allungò un braccio per afferrarlo, la presa stranamente scivolò. Se non riusciva a bloccarlo ora lo avrebbe perso. Con le ultime energie rimaste tentò ancora una volta,ma non cercò d’ afferrarlo, la presa sfuggiva sulla tuta, lo spinse facendolo cadere. In realtà ruzzolarono entrambi finendo per scivolare sull’erba arrivando al livello dell’ arteria stradale.
Con rapidità l’inseguito si rimise in piedi, Tetsuya gli afferrò appena in tempo una caviglia sbilanciandolo e facendolo cadere. Entrambi col fiato corto, dopo la lunga corsa, per qualche istante si bloccarono indecisi sul da farsi.
Una frase , pronunciata in una lingua extraterrestre rimase sospesa fra i due. Una domanda , una richiesta, il tono era inequivocabile e privo d’aggressività, il suo significato ignoto. La distrazione di quel attimo fu fatale, Tetsuya venne colpito rimanendo senza fiato ed un istante dopo sentì un nuovo colpo abbattersi dietro la nuca.
La vista gli si annebbiò, le gambe cedettero, ma non la sua volontà che gli impedì di perdere conoscenza. Un faro puntato da un elicottero cominciò a zig-zagare nei dintorni della strada ed ai margini del bosco
Sparito! Pochi istanti gli erano stati sufficienti per dileguarsi nell’oscurità.
Tetsuya si rimise in piedi con l’orgoglio ferito, quando la pattuglia della polizia si fermò spegnendo il frastuono della sirena.
Una jeep militare sopraggiunse un istante dopo, Koji aprì lo sportello e guardò verso Tetsuya, ma nessuno ebbe il tempo di scendere dai mezzi, che in lontananza si sentì la sirena dei militari ,richiamare l’attenzione di tutti.
Il disco, che era rimasto silenzioso e sospeso per giorni sulla città, si era illuminato e cominciava a muoversi lentamente in un andamento circolare.
I due piloti si scambiarono un occhiata, mai realmente d’accoro su nulla in quel momento sapevano che le manovre dell u.f.o. erano solo un diversivo.







Poco dopo
Si resse con la schiena contro il tronco di un albero e osservò, senza fiato per la corsa, i bagliori di un attacco contro Grendizer
I velivoli si tenevano a distanza di sicurezza, ma avevano mirato contro la testa del robot e l’abitacolo dello spacer. Solo due colpi, inutili, ma finchè l’attenzione si concentrava sul disco lui poteva continuare a fuggire e far perdere le tracce e doveva fare in fretta, sentiva l’avvicinarsi di altri inseguitori.
I giorni trascorsi con le cure dei medici lo avevano aiutato a riprendersi, quel tanto che bastava per tentare la fuga. Seppur di poco la gravità del pianeta su cui si trovava era inferiore rispetto a Fleed e questo gli dava un vantaggio utile nella corsa e nella difesa corpo a corpo. Le preoccupazioni delle persone che lo stavano studiando , le aveva percepite con un crescendo quotidiano, attraverso il barlume di e.s.p. che possedeva, lui era sopravvissuto ad una guerra, alla prigionia di Vega e questo era sufficiente a determinarlo per rimanere libero a tutti i costi.
Il tempo di riprendere fiato ed ancora una volta iniziò a correre per allontanarsi dalla città.
Quello che Duke non aveva compreso in quel momento era che i suoi due tenaci inseguitori volevano aiutarlo.

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Se solo non fosse...
Cap IV


Oggi


Hikaru fu avvisata da un operaio della fattoria della visita di due sconosciuti,che chiedevano di lei. A passi decisi si diresse verso il recinto dei cavalli, osservando un uomo e una donna che ne accarezzavano uno.
- Posso aiutarvi?- chiese cordiale. I due si girarono, non ricordava d’aver mai visto la ragazza, ma riconobbe l’uomo che le sorrise con affetto andandole incontro. Era cambiato.
- Lei è mia sorella Maria.- Le due ragazze si salutarono con il convenzionale inchino
- Si stenta a riconoscerti.-non riusciva a credere che fosse tornato a trovarla ed aveva anche imparato la sua lingua.
- Uh ….col tempo è migliorato molto.- lo prese in giro Maria, i tre si sorrisero, Duke ricordava chiaramente l’aspetto consunto che aveva quando era giunto sulla Terra.
- Papà sarà felicissimo di vederti…- disse Hikaru immaginando suo padre che lo inondava di domande sugli spaziali, ma visto quanto era successo anche lei aveva diverse domande da fargli.
- Mi dispiace, Hikaru, ma non possiamo trattenerci, siamo diretti al centro ricerche, abbiamo l’urgenza di parlare con il dr Umon. Volevo solo ringraziarti per quello che hai fatto.-
- Il fienile è sempre a disposizione.- sorrise sistemandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio e si sentì arrossire come anni prima.
Solo ora capiva pienamente perché il dr Umon era stato così restio a dare qualsiasi informazione su Duke e sugli eventi di quei giorni. Li aveva protetti da una valanga di domande e risposte da fornire alle autorità; non dicendo loro nulla, davanti alla polizia militare, non furono costretti a mentire. Lei era minorenne e non perseguibile, ma le responsabilità degli adulti erano tutte attenuate e ricaddero sull’ ‘alieno’ , che tutti cominciarono a definire: un pericoloso manipolatore, per presunte capacità telepatiche. Si disse tanto di lui in quei giorni che Hikaru finì per domandarsi se il ragazzo, che aveva nascosto nel fienile, fosse la stessa persona di cui parlavano giornali e autorità, tale era la discrepanza delle voci dal suo incontro.
Da allora nessuno più parlò dell’accaduto e Duke era scivolato in una rimessa del passato nella sua mente.



Ieri
Decise, dopo la notte insonne , trascorsa a seminare inseguitori, che sarebbe rimasto lì nel bosco, vicino al lago. Sentiva che quel pezzo di natura lo avrebbe protetto, in più sapeva che nelle vicinanze era nascosto Grendizer, in una cavità naturale. Poteva farsi un riparo o forse più probabilmente ne poteva trovare uno abbandonato.
Fece pochi passi, per immergersi nuovamente nel bosco.
Si fermò perché era sbalordito da quella vista: una ragazza seduta su un grosso animale. Era la prima volta che vedeva una cosa del genere.
Hikaru lo fissò perplessa: il mondo intero lo stava cercando e lui se ne stava lì a fissarla incredulo?!
Il cavallo scosse la testa, nervoso, e con uguale nervosismo si mosse lo sconosciuto. Gli attimi passarono senza che nulla accadesse.

Lo aveva nascosto in un deposito di qualche tipo, il posto però, non gli dispiaceva, aveva un buon odore e sicuramente sembrava più confortevole di altri luoghi dove aveva sostato. Si domandava come avrebbe potuto ricomporre la sua vita, essendosi reso così evidente su un pianeta che non aveva avuto ancora i primi contatti con civiltà esterne alla propria. La curiosità e la diffidenza erano naturali in queste circostanze e non dava per scontato l’aiuto che stava ricevendo, né si illudeva di poter sostare lì a lungo, non voleva mettere nei guai chi si era dimostrato amichevole, voleva solo riposare per un po’. Accettare ospitalità era necessario, ora.
Che genere di persona aveva fatto di lui la guerra? Un opportunista. Gli fece male pensarci e cercò di riguadagnare un minimo di obbiettività su se stesso, in fondo stava accettando l’aiuto che gli era stato offerto, perché da solo non poteva sperare di farcela, aveva solo bisogno di un po’ di tempo per capire come era meglio agire, non era privo di risorse e doveva solo ‘sparire’ per le autorità. La fuga gli riusciva bene, così come nascondere la propria vita, erano pratiche che aveva affinato negli anni. Anche questa considerazione non gli piaceva.
La porta del deposito si aprì e Duke si affacciò, prudente e nascosto, nell’ombra del ballatoio. La ragazza, dai grandi occhi gentili, era tornata.
Quando i loro sguardi si incrociavano lei rapidamente lo evitava. Forse stava facendo qualcosa di sbagliato? Forse gli sguardi diretti erano considerati offensivi? No, arrossiva, era solo timida. Trovò quel modo di fare disarmante, stava rischiando molto nascondendolo, dietro quello sguardo c’era un gran coraggio.
Gli aveva portato del cibo e stava sistemando un giaciglio. L’opportunista affamato, accettò di buon grado ciò che gli veniva offerto e dopo aver mangiato si addormentò, grato per l’inaspettata generosità.
Si svegliò che era ormai sera.
Avvicinandosi alla finestra guardò fuori. Non era riuscito a vedere molto del cielo notturno tra l’ospedale e la fuga, era la prima sera che si soffermava su quel panorama così poco familiare.
C’era una sola grande luna ambrata, che illuminava la notte terrestre. Piena e luminosa , non era ancora stata colonizzata e la sua superficie scabra appariva misteriosa e distante, persino a lui che aveva attraversato le vastità della galassia.
Quella luna era un gioiello grezzo, una pietra in attesa d’essere lavorata, un giorno sarebbe stata splendente come la luna maggiore di Fleed con le sue colonie e le corone circolari dei satelliti ad anelli…corone che aveva visto spezzarsi, con bagliori dal fascino terrificante, quando era iniziato l’attacco. Poi anche le città della luna minore avevano brillato più intensamente che mai , prima di spegnersi per sempre, come le colonie planetarie , come era accadde per Fleed.
In un istante rivide globalmente la guerra che si era abbattuta sul pianeta e si domandò che senso avessero quegli eventi.
Una intera civiltà spazzata via e nessuno se ne sarebbe ricordato. Se li ricordava solo lui, era come se nulla di Fleed fosse mai esistito.


Stava nascondendo un alieno nel fienile. Per quanto poteva farlo? Era veramente un alieno?
Il dr Umon non aveva detto nulla al riguardo, sembrava quasi che non fosse coinvolto nella vicenda e se non fosse per i giornalisti ,che erano circolati nei primi giorni dall’arrivo del disco,fra il centro ricerche e casualmente nei pressi della fattoria , ci si poteva facilmente dimenticare di tutto il mondo. La vita alla fattoria procedeva come sempre; lo scienziato, amico di famiglia, non aveva modificato la sua abitudine di cenare in compagnia dei Makiba,sembrava che anche lui si scordasse di tutto una volta lì con loro.Ma per cena aveva cucinato più cibo, lei aveva un ospite. Non poteva tenerlo lì per sempre, doveva parlarne con suo padre, avrebbe capito…ma il dr Umon non doveva sapere nulla.



Lo avevano fatto entrare nella loro abitazione, l’uomo piccoletto era cordiale e non gli dispiacevano le sue occhiate perplesse e curiose, gli girava attorno continuando a parlare, c’era un chiaro intento comunicativo , ma non erano andati oltre i nomi. Tirando ad indovinare giunse alla conclusione che Hikaru ed il bambino di nome Goro erano probabilmente i suoi figli.
Su una mensola vide una immagine, l’adocchiò per un attimo, il suo sguardo non sfuggì ad Hikaru che prese l’oggetto con l’immagine e indicando la donna accanto a Danbei pronunciò alcune parole.
La donna della fotografia doveva essere la madre ,che all’epoca del ritratto era incinta , accanto a lei c’era Danbei che teneva in braccio una bambina, la stessa che ora , cresciuta, gli aveva dato ospitalità …
La stanza in cui si trovava non era dissimile nelle funzioni da quella che aveva usato in ospedale, così con calma si fece la doccia , si avvolse nel grande asciugamano, bloccando un lembo di stoffa vicino al braccio sinistro ed il secondo gettandoselo sulla spalla destra.
Davanti allo specchio l’ immagine in parte lo spaventò, gli occhi infossati e gli zigomi sporgenti, appartenevano allo spettro di se stesso, un sè che si accaniva a sopravvivere quando tutto era perso,gli parve una follia persino il modo in cui aveva sistemato l’asciugamano, esattamente alla maniera dei chitoni fleediani.
Eppure la vita, che negli ultimi tempi aveva visto più volte sul punto d’abbandonarlo, era forte e con quella forza ora voleva vivere. Quella esistenza era la beffa del suo nemico.
Lui era lì ed il suo compito ora, non era più quello di sottrarre Grendizer al nemico, ma tenere viva la memoria della sua gente, di ciò che erano. La sua nave era il vertice tecnologico fleediano e la memoria del robot custodiva le creazioni delle menti di Fleed, avrebbe tramandato tutto ciò. Decise in quel momento che aveva ritrovato lo scopo della sua vita, sapeva cosa fare e avrebbe speso quanto gli rimaneva da vivere per realizzarlo.
Ma prima doveva capire come si indossavano i vestiti che Hikaru gli aveva lasciato in bagno.


Hikaru tornò in cucina, si sentiva tesa, preparò un posto a tavola per Duke. Loro avevano già cenato e salutato il dr Umon , così si era confidata con suo padre riguardo la presenza del ragazzo nel fienile. Poco dopo lo avevano portato in casa.
Danbei Makiba era stato inammovibile : non poteva stare nel fienile, non un ospite del genere, né potevano tener nascosta al dr Umon la sua presenza. Hikaru aveva protestato, ma sapeva che il padre aveva ragione e conoscendo da sempre lo scienziato capiva che i due avrebbero agito per il meglio.
Suo padre, dopo aver portato a letto Goro, rientrò in cucina,sedendosi a tavola con la figlia.
- Genzo sarà qui fra poco, non gli ho ancora detto nulla…-
-Papà, tu credi che…-
-Non preoccuparti, siamo amici e mi starà a sentire…e poi non credo che quello sia uno spaziale, non ha due teste e quattro braccia e ….-
Sentirono aprirsi una pota, Hikaru si affacciò in corridoio e con un cenno ed un sorriso invitò Duke ad entrare in cucina.

Mangiò lentamente cercando di apprezzare i sapori, comprese immediatamente che gli veniva offerto altro ed accettò, la fame che aveva caratterizzato l’ultimo periodo della sua vita non gli permetteva di rifiutare nulla.
Fu un rumore esterno a bloccarlo ed il fatto che Danbei si alzasse da tavola. Hikaru gli sorrise e lo incoraggiò a continuare il suo pasto. Non c’era ostilità in alcuno di loro, solo un sottile nervosismo della ragazza, per la sua presenza e quel sentimento lo capiva, sicuramente le autorità del posto lo stavano cercando e quella famiglia stava contravvenendo alle disposizioni della comunità , nascondendolo .
Riprese a mangiare e poco dopo l’uomo rientrò, con un gran sorriso , tornando a stare con loro.

Fu accompagnato in una stanza, una sistemazione più confortevole, per la notte.
Si era ormai addormentato , ma non capiva se avesse dormito poco o molto, sentì un lieve battere sulla porta e dopo qualche istante Hikaru la aprì. Parlando, sempre con tono pacato, gli fece cenno di seguirlo, in quello stesso istante realizzò che c’erano altre persone in casa, e sentiva di conoscerli.
Non potendo comunicare nella lingua del posto, si affidava molto a quel barlume di e.s.p. che possedeva e che fino a quel momento lo avevano cavato d’impaccio da situazioni difficili e pericolose.
Seguì Hikaru in un'altro ambiente della casa e si bloccò sulla soglia della porta. Danbei era in compagnia di due uomini: uno maturo e l’altro più giovane.Sentiva che volevano aiutarlo, ma non gli piaceva la presenza del ragazzo. Lo ricordava, anche se lo aveva visto per qualche attimo, era uno dei suoi inseguitori. Si guardarono, quasi ostili, pronti a scattare ed ancora una volta fu Hikaru a sciogliere la tensione intromettendosi fra i due ed invitando il nuovo ospite ad accomodarsi. L’aria grave ed elettrica si normalizzò, ma i due continuarono a scrutarsi.
Il suo inseguitore parlava con l’uomo più anziano, che aveva visto occasionalmente in ospedale, stavano decidendo cosa fare di lui e apparentemente avevano una soluzione che li rendeva fiduciosi. Poteva fidarsi, ma non comprendeva tutto, ne fino in fondo poteva valutare se ciò che facevano era realmente conveniente per tutti. Con degli e.s.p. più sviluppati sarebbe stato più semplice capire, ma quello che percepiva era appena più chiaro e controllabile dell’istinto e gli costava un grande sforzo di concentrazione che non sempre riusciva a mantenere.

A Hikaru sembrò che la giornata fosse stata lunga un anno: eventi, emozioni e incontri inaspettati erano transitati nel suo piccolo mondo. L’incontro con un alieno gentile e insicuro , ma con uno sguardo pesante, come il cielo della notte e persino Koji Kabuto si era fermato da loro, anche lui un po’ alieno e distante dal suo mondo, più giovane di quanto apparisse nelle foto ed in tv e soprattutto cordiale, al punto che le sembrava di conoscerlo da sempre. Sollevando una mano salutò Duke che la guardava con un accenno di sorriso, forse sereno,seduto sul sedile posteriore del fuoristrada. Koji avviò il motore e del loro ospite non seppero più nulla.

...invece io, essendo povero, ho soltanto i miei sogni e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi.Cammina leggera perchè cammini sopra i miei sogni. (Yeats)

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view post Posted on 4/3/2012, 15:46           Quote
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Anche se con un pò di ritardo , ecco l'ultimo capitolo .... che rimette a posto i tasselli di questo “what if”

Se solo non fosse...
Cap.V



Oggi

Ad una discreta distanza intravidero il centro ricerche appollaiato su una parete rocciosa integrata in una diga artificiale.
-Potremmo tornare alla fattoria qualche volta…-
-Maria…-
-Lo so, però…loro sanno e Hikaru mi piace.- Cercò di ammorbidire il suo rifiuto
- Quante volte siamo stati sul punto di essere presi dalle autorità è già difficile per noi, senza coinvolgere altri.-
Sapeva a cosa si riferiva, la sua vita era solitaria e l’insicurezza di una cattura era uno spauracchio che gli impediva costantemente d’ allacciare rapporti duraturi con altre persone. Avevano cambiato spesso il luogo in cui vivavano e le case in cui abitare non le contavano più. A lei non interessava, riusciva a legare facilmente, ma era suo fratello a preoccuparla. Non era nella sua natura essere così solitario, lo faceva per proteggere lei e l’uomo che continuava a chiamare nonno…
Duke era protettivo nei suoi confronti, lo era sempre stato sin dal primo momento. Ma non era mai riuscito a proteggerla da se stesso, involontariamente l’aveva esposta alla guerra di cui non parlava mai e che lei, fortunatamente, non aveva vissuto. All’inizio suo fratello sembrava camminare sul margine di un precipizio con un equilibrio vacillante che spesso lo sbilanciava verso ricordi disperati che chiedevano un aiuto che non poteva dare. C’era una parte di lui fuori controllo, che lo accusava costantemente dell’abbandono, del fallimento. Quella parte , chiusa nella sua mente, ora riemergeva poco , con meno prepotenza, ma ogni volta aveva percepito il suo affacciarsi ,aveva visto lo spettro raccapricciante degli ultimi giorni di Fleed. Ed ancora una volta si domandò in che modo sarebbero potuti sopravvivere ad una guerra come quella di Fleed? Ma la risposta l’aveva accanto a se, suo fratello era vivo , lasciando sul loro pianeta d’origine una parte della sua anima.





Ieri
Quello spostamento gli era parso lunghissimo, si stavano addentrando sempre più lungo strade sterrate e tortuose che tagliavano boschi solitari e quieti… poi finalmente una luce ed una abitazione isolata.
Scendendo dalla macchina vide le due figure sotto il porticato illuminato da una calda luce artificiale. Si bloccò e fissò lo sguardo incredulo sulla ragazzina che lo guardava con lo stesso sbalordimento .
Cancellando i mutamenti del tempo si riconobbero e in un istante si precipitarono l’uno verso l’altra per abbracciarsi, non ebbero bisogno d’aggiungere altro si erano ritrovati dopo anni, nessuno dei due avrebbe mai sperato in una fortuna così grande. Si sciolsero dall’abbraccio per capire in che modo fossero cambiati.Maria ricordava, vagamente, un volto più giovane e sereno, ma non avrebbe potuto sbagliare su chi in quel momento le stava sorridendo tra le lacrime e le parlava dolcemente in una lingua che solo ora ricordava di conoscere.
Due anni li avevano separati , esperienze di vite completamente diverse li riunivano; in quel viso, Duke, ritrovò in parte la bambina dei suoi ricordi, una sorella che aveva richiesto l’attenzione di un fratello molto più grande e spesso poco incline ad accontentarla .
Riconobbe anche l’uomo che poco prima era stato al fianco di Maria, uno dei ministri di Fleed, molto vicino alla sua famiglia, legato a suo padre da una sincera amicizia.
Ci fu un fruscio fra i cespugli e a quel rumore apparvero degli uomini armati ed in divisa. I cinque vennero investiti da fari che illuminarono la fine di ogni buon proposito e speranza. Un auto della polizia si piazzò rapidamente dietro la macchina del dottor Umon e una Jeep militare bloccò il viale del giardino.
Duke si parò a protezione della sorella, nessuno si mosse per paura della reazione degli agenti. Dalla macchina più vicina scesero tre poliziotti e Tetsuya Tsurugi.

-Perché?- chiese immediatamente, rabbioso Koji che tentò d’avventarsi sul fratellastro.
- Idiota! Prendeteli.- disse secco Tetsuya. I militari bloccarono immediatamente Koji.
Duke allargò leggermente le braccia e mise bene in evidenza le mani con i palmi aperti per mostrare che non aveva armi. Tetsuya, velocissimo, gli puntò contro una pistola. Koji recalcitrante venne afferrato da due agenti che non furono agevolati in alcun modo nell’ammanettarlo , il dottor Umon ,non opponendo resistenza, venne semplicemente invitato a seguire l’agente verso la macchina.
Tetsuya si avvicinò all’alieno e lo colpì in pieno volto con il calcio della pistola, tramortendolo e ritrovandosi piantati addosso, con tutto l’orrore possibile, gli occhi della bambina che si era nascosta dietro al fuggiasco.Quello sguardo così intenso gli fece un certo effetto, se chi aveva tramortito era un alieno, sicuramente la ragazzina aveva un chè fuori dal mondo.
-Portateli dentro.- ordinò asciutto il pilota.


Quando riprese coscienza la prima cosa che mise a fuoco fu il viso preoccupato ed in lacrime di Maria. Ancora intontito le accarezzò una guancia asciugandole le lacrime. Di colpo la rabbia risalì dal profondo, quell’uomo avrebbe potuto risparmiare la violenza delle sue azioni davanti ad una bambina.
Il ministro lo guardò con una certa preoccupazione e chiese -Come ti senti?-
Con uno sforzo accennò un sorriso, lo faceva per Maria, voleva rassicurarla in qualche modo.
-Che facciamo, Duke?- chiese la ragazzina nella lingua terrestre, ma pronunciando il suo nome con un chiaro accento fleediano.
- Non preoccuparti andrà tutto bene.- le rispose calmo nella loro lingua, percependo la sua preoccupazione, si sentiva in colpa nel vederla così spaventata.
- Da quanto siete qui?- chiese il ragazzo
- Quando sono iniziati gli attacchi, noi…- la porta si spalancò facendo sobbalzare i tre. Rapidamente si richiuse alle spalle dell’uomo.
-Non c’è molto tempo quindi traduci con chiarezza perché non lo ripeto.- Tetsuya si rivolse senza preamboli e bruscamente all’uomo anziano.
-Fuori- indicò la finestra-ci sono due persone che vi aiuteranno ad allontanarvi. So che puoi comandare il tuo disco a distanza.- lanciò un occhiata a Duke . - Allontanatevi e non fatevi intercettare, dovete sparire, perché continueranno a darvi la caccia. La Terra è grande abbastanza per nascondersi e vivere in pace.-
Duke comprese la messinscena al di là delle parole, l’uomo era duro quanto il suo agire, ma stava aiutando più persone con un grosso rischio personale.
-Ora, colpisci e fa che sia convincente.- disse Tetsuya, avvicinandosi ad un passo da Duke, mentre il ministro fleediano tradusse rapido.
Aveva pensato a tutto. La colpa della fuga sarebbe ricaduta su di lui, scagionando tutti i terrestri. Sarebbero diventati dei fuggiaschi, meglio che essere rinchiusi, visto i timori che tutti sembravano condividere per la sua sorte, non doveva essere una gran vita quella offerta dalle autorità….però quel pianeta poteva nasconderli, lasciarli vivere in pace e quella era l’unica cosa che desideravano.
Un istante dopo Tetsuya era a terra con la vista annebbiata, ma intravide la sagoma femminile, fuori dalla finestra.






Oggi
Fermò la macchina e spense il motore, all’ombra del recinto del centro ricerche. Maria uscì immediatamente e si stiracchiò.
-mmm… che posto magnifico !- disse la ragazza prendendo un gran respiro dell’aria frizzante della girnata.
Duke la seguì dopo poco, si guardò attorno, individuando immediatamente alcune telecamere di sorveglianza.
- Ci hanno già visti.- confermò casualmente sua sorella.
Questa volta non aveva importanza, anche se le autorità li prendevano in custodia, avevano vissuto liberi fino a quel momento, non era stato sempre facile, ma erano stati felici fino ad ora, soprattutto erano stati assieme…. Se le cose fossero andate diversamente non avrebbe potuto riabbrcciare sua sorella, non avrebbe mai conosciuto le persone che tanto si erano esposte per aiutarlo.
Se fosse rimasto cosciente al momento dell’atterraggio, le cose sarebbero andate in modo diverso, forse peggio.
-Però non è ancora scattato nessun allarme….- aggiunse, Maria, quasi con una punta di delusione
-Non importa. Non c’è più bisogno di nascondersi…-
Si avviarono verso l’ingresso del centro ricerche, Maria percepì un nuovo disagio affacciarsi nella mente del fratello: si sentiva in colpa, era convinto che le truppe di Vega lo avessero seguito… si stava convincendo che l’imminente invasione fosse colpa sua…


Fine...... o inizio...



commenti e spernacchiamenti in questo thread ... :asd:

http://gonagai.forumfree.it/?t=43346091&st=225#lastpost

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