Lo posto così com'è o non lo posto più....Actarus non è un personaggio difficile, nè duro da descrivere......è ermetico! abbiate pietà avrei voluto fare di meglio, ma proprio non ci riuscivo
FLEED II parte - Quando avete ricevuto il segnale?- Chiese immediatamente Maria .
- Pochi attimi prima d’avvisarti. Appena abbiamo capito chi ci contattava ci siamo mobilitati per il rientro.- il volto del veghiano si ricompose in fattezze femminili.
- Chi stà riportando?-
- Stiamo cercando di focalizzare sul quadrante, ma la cintura d’asteroidi non lascia vedere chiaramente.- Con destrezza e senza perdere una parola delle informazioni che gli venivano passate, il comandante Hadish continuò a spostare i quadranti luminosi nel tentativo di mettere a fuoco chi stava rientrando nel sistema solare fleediano.
- Lo troverete un po’ cambiato.- disse Maria con un sorriso, guardando velocemente Koji ,Hikaru e Umon.
- E’ uno dei centri di Altair!- annunciò improvvisamente il veghiano. Nella sala controllo dello spazioporto militare ci fu esultanza.
- Ci è riuscito!- Maria si unì alla gioia che aveva investito tutti, abbracciando Koji che non aveva del tutto chiara l’importanza dell’ evento.
- E’ una nave profughi?- chiese il dottor Umon.
- Molto di più, terrestre, è un intero centro di detenzione!- spiegò Hadish, mentre una luce nuova brillava nei suoi occhi, illuminandolo di una speranza che mitigava i tratti marcati, caratteristici della sua razza.
- Ma… un intero carico di detenuti…?- Koji diede voce alle perplessità che avevano anche il dottor Umon e Hikaru. Per quanto capissero, che tendere una mano amichevole a chiunque fosse in difficoltà, era la politica corrente del governo fleediano, non vedevano il vantaggio di una azione del genere.
- Non sono semplici detenuti, Koji.- cercò di chiarire Maria.- Quei centri di detenzione, ce ne sono tanti come questo, sono stati creati da Vega per imprigionare dissidenti, rivoltosi, oppositori, ci sono anche dei detenuti ordinari, ma la maggioranza, se non la totalità, è fatta dai primi. Fleed ha bisogno, per tornare a vivere, anche di loro.-
- Un oppositore di Vega non è necessariamente un alleato di Duke Fleed- puntualizzò il capitano ed il comandante scoppiò in una risata.
- Duke ha buoni argomenti per convincere un oppositore.-
Koji la guardò di traverso mentre Hadish continava a sorridere.
- Ne parli con una certa esperienza….- lo punzecchiò il capitano.
- Tutta l’esperienza di chi si è opposto a una guerra…- disse continuando a trafficare con le schermate.
- Daisuke non ha mai voluto combattere…- intervenne Hikaru perplessa.
- Infatti, parlavo di Vega…sono stato un ‘ospiti’ delle sue prigioni.- precisò il militare senza guardarla.
- Una scelta coraggiosa.- intervenne il dottor Umon comprendendo le implicazioni.
- Una guerra sbagliata che ha segnato la fine di un grande impero.- c’era amarezza nella voce del veghiano.
- Fleed…?- disse Hikaru incredula. Hadish riprese a sorridere davanti alle occhiate perplesse degli ospiti terrestri.
Un militare avvisò: -Signore, è iniziata la procedura per il salto nell’iperspazio.-
- Unità di rinforzo, tenersi pronti.- ordinò il comandante.
Alcune schermate si disattivarono automaticamente al comparire di nuove che visualizzavano settori di orbita fleediana in cui era più probabile la riemersione.
Alcuni sedili si composero, emergendo compatti dal pavimento, in corrispondenza del comandante Hadish, Maria e di altri quattro addetti alla sicurezza; il dottor Umon, Hikaru e Koji fecero qualche passo indietro mentre i militari si apprestavano a coordinare il rientro.
Per un attimo ogni azione apparve congelata dal balzo nell’iperspazio, appena la materia dei viaggiatori si fu stabilizzata, le loro azioni ripresero a fluire nel tempo e nello spazio che li circondava, in orbita fleediana.
La visione che raccolsero gli schermi della sala comando, non aveva nulla di rassicurante.
I tre terrestri ebbero un sussulto nel vedere Grendizer posato sullo spacer, in una modalità tipica di combattimento, alle spalle del robot altre sei navi incassavano il fuoco nemico, formando una cortina inamovibile a difesa del centro di detenzione , ma impossibilitati ad un contrattacco efficace.
Nessuno di loro aveva ben chiare, tutte le implicazioni di una ricostruzione planetaria. Sulla Terra avevano saputo che, seppure Vega fosse ormai scomparso ed il suo regno rapidamente si sgretolava, le lotte non erano cessate. In alcuni casi c’erano interi settori stellari da evitare,come avevano constatato durante il viaggio. Fleed si era dotata di sistemi di difesa, ma aveva reso il pianeta un porto sicuro per tutti i profughi che avevano perso ogni speranza di fare ritorno sui pianeti d‘origine. Il prestigio e la volontà non belligerante di Duke Fleed e di Maria Grace Fleed li aveva aiutati a ristabilire rapporti commerciali e di collaborazione anche con piccoli frammenti, ormai indipendenti, del regno che fu di Vega.
Ora si rendevano pienamente conto di un'altra questione: i profughi preziosi per ricostruire e ripopolare un pianeta, erano merce buona per trafficanti, che usavano senza alcuna preoccupazione o riguardo milioni di malcapitati per affari di ogni tipo.
Duke Fleed non aveva mai smesso di combattere.
- Unità di rinforzo decollata.- informò un militare.
-Allertate le unità mediche, batteriologice e i centri mobili di primo soccorso….- ordinò Maria, il suo sguardo era perso a fissare il vuoto, chiaro segno di una premonizione…Koji le si avvicinò cingendole le spalle con un braccio, la ragazza si sforzò di sorridergli.
- E’ quasi sempre così quando rientra.-
Grendizer e le sei navi di supporto della flotta rimanevano sotto il tiro dell’ astronave pesantemente armata ed a breve distanza.
- Formazione?- con quella richiesta fu visualizzato il pilota a capo dei rinforzi.
La nuova schermata che si attivò in quell’istante diede un brivido di dejà vue ai terrestri. La tuta biomeccanica, il pilota e l’abitacolo di Grendizer non potevano essere confusi.
- Laterali. Toglieteceli di dosso, ma non abbattete la nave, parte dell’equipaggio si è ammutinato e chiedono asilo. Trasbordo in orbita.-
Hikaru riconobbe la nota di tensione negli ordini impartiti, ma nient’altro.. Il traduttore con il suo tono impersonale le permetteva di capire il fleediano ma lasciava sentire chi parlava. Per lei fu una strana sorpresa ascoltare Daisuke esprimersi nella sua lingua madre, stentò quasi a riconoscerne la voce…
Le navi di rinforzo a tutta velocità si tuffarono fuori dall’atmosfera, disponendosi in due squadre a ventaglio, attorno alla nave nemica e cominciarono a bersagliare i motori principali. Le armi impiegate erano leggere, per non causare danni che avrebbero pregiudicato l’intera struttura.
Parte dell’ offensiva nemica fu deviata sui nuovi attaccanti. Grendizer a quel punto smise di fare da scudo, lasciando alle sei unità della sua flotta il compito di parare i nuovi attacchi e si spostò rapidamente verso il gruppo di cannoni più pesanti, posti a corona della nave da guerra. Prese in pieno e assorbì colpi, ma con una ridotta potenza di fuoco riuscì a muoversi e usando l’alabarda troncò l’ offensiva. Pochi movimenti precisi e rapidi portarono i nemici a rimanere inoffensivi ed immobili con i motori in avaria.
Il robot, infine, con una fluida giravolta si alloggiò nell’abitacolo dello spacer.
Duke impartì nuovi ordini e i sei dischi della flotta assieme alle unità di rinforzo attivarono i raggi traenti per guidare la prigione verso l’atteraggio su Fleed.
Nell’orbita bassa la nave cominciò gradatamente a perdere stabilità e quota.
La massa enorme ci mise qualche attimo ad entrare nell’atmosfera e parve incendiarsi lentamente, in quella fiammata, le navi fleediane aumentarono la potenza dei loro raggi traenti.
La velocità cominciò ad incrementare; appena il primo contatto in atmosfera terminò, frammenti della struttura esterna si staccarono e continuarono solitari a precipitare verso il suolo.
- Rotta presunta?- chiese Hadish ad un dei tecnici, un istante dopo un uomo preoccupato rispose - Settore ovest, signore…torre climatica.-
- Devi correggere la rotta!- ordinò il comandante, rivolgendosi al re.
- Possiamo solo frenarla, i motori sono andati!- quella notizia sconcertò i presenti.
- Puntate dritti sulla torre ovest!-informò rapido Hadish
- Evacuate la zona.- l’ordine impartito da Duke gelò tutti. Nella sala si mossero per dare l’allarme.
- Velocità di caduta in aumento!- informò uno dei militari
- Duke, dovete frenarla immediatamente!-
- Siamo al limite con i raggi, ma la faremo atterrare.-
Il comandante Hadish richiamò una nuova schermata con un quadrante di simboli in rapida esecuzione. Le conoscenze di fleediano, per Hikaru, erano poche ma riconobbe i simboli numerici che decrescevano rapidamente, segnando l’avvicinarsi dell’impatto al suolo.
Il veghiano con il pugno attraversò gli schermi di luce e colpì nervosamente il piano di proiezione.
- Dovete correggere la rotta!- tuonò. Duke ignorò le proteste mentre gli attimi passavano.
- Velocità di caduta stabilizzata.- informò ancora un militare.
- Pericolo impatto ancora in corso- informò un altra coordinatrice militare.
- Duke, sganciatevi immediatamente- senza perdere tempo il comandante attivò una nuova schermata - Sistemi di difesa attivi. Agganciate il bersaglio!-
- Hadish che cosa fai? – chiese con rabbia Maria.
- Voglio la nave a tiro.- spiegò gelido il veghiano.
- Non aprire il fuoco, la faremo atterrare.- ribadì il sovrano.
- Così vi schianterete!- rispose teso.
- Non aprire il fuoco!- la schermata che inquadrava Duke si disattivò.
- Sganciatevi! Duke, Duke- Hadish lo richiamò rabbioso.
-Ci ha esclusi!- informò un militare che continuava a richiedere l’accesso alle comunicazioni.
Il comandante della sicurezza rapidamente inquadrò diversi punti su cui fare fuoco per spezzare la nave in più parti, senza colpire la squadra di rientro e per minimizzare i danni da impatto.
-Hadish, non puoi.- tentò di imporsi Maria.
-Al mio comando!- ordinò gelido.
-Hadish sei impazzito!- Maria lo guardò disperata
- Non puoi farlo!- Koji era agghiacciato.
- Sotto la torre ci sono i reattori, nell’impatto si porteranno via mezza città!-
- Nave prigione a tiro, signore.-
In quell’istante Koji scattò colpendo il comandante, con una gomitata al volto; un militare, ricevette una ginocchiata in pieno stomaco, ma non riuscì a bloccare un terzo uomo che intervenne colpendolo con un pugno e bloccandolo per terra, mentre altre due guardie si adoperavano per tenerlo fermo.
- La farà atterrare non colpitelo!- disse rabbioso
- Lasciatelo immediatamente .- ordinò Maria.
In quell’attimo d’agitazione lo schermo principale continuò a inquadrare ciò che stava accadendo. Grendizer si sganciò nuovamente dallo spacer, i booster alla base dei piedi impressero una nuova spinta verso il suolo, in un battere di ciglia la torre climatica in parte esplose colpita da un onda d’urto provocata dalla sola velocità del robot e dal polverone di macerie emerse un fascio di luce multicolore. Così il comandante realizzò ciò che era già chiaro al pilota terrestre: la gittata del raggio antigravitazionale, era limitata, e Duke aveva atteso fino all’ultimo momento per usarlo, proiettandolo a breve distanza per sfruttarla al massimo.
Il fascio di luce multicolore cominciò a schiarirsi fino a diventare bianco mentre la polvere dell’impatto retrocedeva. Ancora pochi attimi e la potenza ,emanata dal petto di Grendizer incrementò nuovamente segnata da una luminosità rossa, incupendosi e digradando in un blù accecante, mentre le piastre toraciche cominciavano a brillare di luce vermiglia, diffondendo calore che deformava l’aria attorno a sé.
L’ombra della nave che si allargava rapidamente cominciò ad estendersi con minore velocità, ma inesorabilmente inghiotti anche Grendizer.
Il fumo fu mischiato alla polvere mentre le folate di vento si agitavano attorno ai soccorritori portando al suo traduttore frammenti di ordini con direzioni da prendere, procedure d’emergenza e modalità di soccorso da rispettare. I rombi di motori fotonici si susseguirono e sulla sua testa sfrecciarono i mezzi della flottiglia in rientro che finalmente si erano sganciati dalla nave prigione.Osservò smarrita i dischi bianchi dalla prua e pinna rossa, simili nella forma alla nave madre di Grendizer. Le immagini confuse viste nello spazioporto assalirono la sua mente con una morsa d’angoscia.
Quella nave, decine di volte più grande del robot lo aveva schiacciato!
Improvvisamente sentì un peso opprimerle il petto, non poteva neanche concepire un evento simile, non dopo tutti quegli anni e le distanze percorse, era una beffa crudele.
Il bracciale continuava ad emettere il segnale di una chiamata in entrata, se lo sfilò lasciandolo cadere a terra, non riusciva a pensare in modo coerente, le sembrava d’essersi sdoppiata con una parte di sé che era rimasta insensibile al dolore; spinta via da una guardia che tentava di spiegarle il pericolo che correva a stare lì. Hikaru, stizzita, si strappò via dall’orecchio il traduttore e cercò inutilmente di opporre resistenza.
Il militare,ora, cercava di farsi comprendere in una lingua senza senso, come la mole inconcepibile della nave, come l’irragionevole volontà che l’aveva fatta atterrare. Una frenesia concitata vorticava attorno a lei e cominciò a sentirsi sempre più estranea da se, poi il dolore la colpì. La consapevolezza la travolse e non seppe come farvi fronte.
Tentò di concentrarsi sulle strane parole che pronunciava l’uomo che le stava accanto, diede la sua attenzione ad altri che parlavano e urlavano ordini, al sibilo delle navette in aria ed in tutto questo sentì una voce, l’unica a chiamarla per nome.
- Hikaru…?-
Si girò e una deflagrazione, con l’immediato spostamento d’aria, la scaraventò nell’incoscienza.
Pomeriggio
Era stato ingiusto con il comandante Hadish, ma fra tutti gli imprevisti di quella missione la conclusione era quanto meno inattesa. Pensava d’aver avuto una allucinazione vedendola lì, poi l’esplosione di una paratia della nave prigione li aveva colpiti. Fortunatamente non c’erano state conseguenze, solo un brutto colpo per l’onda d’urto.
Allontanandosi dalla zona dell’atterraggio, ancora preda di forti tensioni, aveva convocato immediatamente Hadish chiedendo spiegazioni, nel frattempo Maria gli aveva dato la notizia dell’arrivo della Cosmo Discovery. L’ultima volta che aveva sentito parlare di quella nave era ancora in fase di collaudo, doveva capire da quanto era lontano dal pianeta. Perdere la cognizione del tempo era normale nelle missioni, i ritmi di vita venivano bruscamente alterati e quella missione era durata più del dovuto, con tutti gli accidenti sorti, c’erano stati momenti in cui nessuno più credeva che sarebbero arrivati su Fleed, poi ci si erano messi di mezzo anche i trafficanti…
Il comandante aveva ragione a voler abbattere la nave, se la potenza scatenata da Grendizer non fosse stata sufficiente avrebbe potuto causare un disastro, ma Koji aveva reso possibile l’azzardo. Il capitano e progettista della Cosmo Discovery, conosceva bene il suo modo di fare e come sempre lo aveva sostenuto, tutti loro lo avevano sempre sostenuto ….
Non sarebbe sopravvissuto senza la forza di volontà dell’uomo che aveva considerato un padre per anni, la lotta contro Vega sarebbe stata più dura e desolante senza Koji e Hikaru…. sarebbe stato tutto più difficile. Ma Hikaru era speciale: salda, silenziosa, vicina nei momenti critici …sin da quando cercava di adattarsi alla sua vita sulla Terra ed era arrivato per la prima volta nella fattoria. In quei giorni si forzava a raccogliere i resti di una identità in frantumi, diviso fra ciò che era e ciò che doveva essere, una dualità difficile da gestire che più volte aveva rischiato di travolgerlo. Nel tentativo di sopravvivere a se stesso aveva inizialmente ignorato la ragazza. Poi il baratro di un nuovo conflitto lo aveva inghiottito trascinandosi dietro chi gli era più vicino. Nonostante tutto la sua presenza era diventata necessaria e si tramutava in desiderio …ma si guardò bene dall’ incoraggiarla, egoisticamente, lo faceva per se stesso. Per paura di rimpiangerla, come aveva fatto con Naida, con Rubina, con un mondo intero di persone che aveva amato in tanti modi. La verità era che il suo passato lo aggrediva costantemente e riusciva a difendersi da quelle incursioni impedendo nuovi rimpianti.
Se riusciva a negarsi qualcosa, per lui , quel qualcosa non poteva ferire o rimanerne ferito, ed in quel modo, non era stato onesto con lei. Non le aveva mai voluto concedere nulla, né l’aveva resa partecipe della sua vita.
Infine la speranza di tornare sul suo pianeta era stato l’ultimo e imprevisto atto, di un legame che si era saldato nonostante tutto, ma a quel punto era impossibile chiederle di seguirlo.
Era vissuto nella nostalgia per la sua gente , della sua civiltà, non voleva sottoporre Hikaru a quel genere di separazione. Non poteva chiederle di lasciare tutto, per un mondo che era, ormai ,sconosciuto anche per lui. Così si allontanò nuovamente.
La ricostruzione, poi, era un eufemismo, non bisognava solo riedificare le città distrutte, ma impedire che le conoscenze venissero perse e che i pochi superstiti originari del pianeta tornassero a livelli pre tecnologici e facili prede dei tumulti di un impero in disgregazione. Il pianeta che lui tanto amava non era più neanche paragonabile ai suoi ricordi, la maggior parte della superficie era una landa desertica da bonificare, il clima era violento e instabile; al di fuori delle poche città, che facevano da nido a ecosistemi-embrionali, ci si poteva muovere per periodi limitati. Il ripopolamento era diventato una priorità per assicurare braccia e menti necessarie alla sopravvivenza di una civiltà in rapido declino. Si era dedicato con tutte le sue forze a quel compito , tanto che il tempo passato alla ricerca di profughi era maggiore del tempo che trascorreva sul pianeta, ma ogni volta che rientrava assaporava la sua vittoria: osservando le città in crescita, con l’ecosistema che sanava gradatamente i mali di quel mondo , i siti industriali, inizialmente insignificanti cominciarono a prosperare e garantivano commerci preziosi e relazioni con altri pianeti. Soprattutto si stava ricostituendo un popolo, dalla provenienza eterogenea ma unitario nello spirito.
Così erano passati gli anni, le distanze si erano moltiplicate, non riusciva a vedere come in quelle condizioni potesse sperare di recuperare una relazione che desiderava, ma non aveva mai realizzato. Conscio, che nuovi legami e vite distanti potevano sciogliere ciò che era stato lasciato per strada nel passato e che alcuni suoi desideri erano inconciliabili con le necessità del momento non chiese mai, pur sapendo dei progetti della Cosmo Discovery. Così, ancora una volta, si allontanò, giustificando quel comportamento con le missioni, lasciò che Maria seguisse gli sviluppi del viaggio dei terrestri.
A detta di tanti Duke Fleed era un combattente, un ottimo stratega, un avversario temibile ma lasciato a se stesso, sapeva stare solo sulla difensiva ...
Uscì dalla serpentina del corridoio che collegava le sale pubbliche alle sue abitazioni private, Hikaru, si era ripresa ed era in giardino, la luce pastosa del tramonto rendeva quella figura del tutto irreale. Non aveva avuto la possibilità di abituarsi all’idea del viaggio dei terrestri che erano già su Fleed. Maria gli stava concedendo il tempo che serviva...
Si osservarono per un attimo e annullarono le distanze nel loro abbraccio, dimentico della separazione, nella naturalezza di un bacio scoprirono l’immediata fame dalla presenza l’uno dell’altra.
Quei brevi attimi allontanarono i sentimenti contrastanti del passato e i rimpianti si sciolsero in lacrime che finalmente condividevano.
Erano stati anni difficili per entrambi e Duke aveva rinunciato e messo da parte se stesso, ma ora c’era la possibilità di recuperare ciò che si era negato, perché alcune ferite dell’anima aveva imparato a sopportarle.
Hikaru gli accarezzò la guancia dove una cicatrice aveva inciso un solco che spariva nella pistagna della tuta, era un segno delle difficoltà di cui non sapeva nulla, il rientro di quel giorno spiegava tanto. Ma comprendeva al di là delle parole che Daisuke era un uomo difficile da trattare perché non era mai stato del tutto in pace con se stesso…
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